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By Simone Serdini

Nel tempo giovenil ch'<a> amar c'invita,

e le frizze novelle escon dell'arco,

che fanno i cuor gentil tutti isvegliare,

Amor mi fece ne la mente un varco

di cosa nova, una beltà infinita,

talch'io rife'mi al suo dolce placare.

Allora incominciò nel petto intrare

süavemente il nome di costei,

qual sempre ad ora ad or più dentro accese.

Io non volsi difese

giamai dagli occhi suoi, che lume a' miei

fatto han gran tempo e ora acceso il foco:

benedetto sia il loco,

quell'ora, il modo, l'atto e 'l gran disio

che di tal donna innamorò il cor mio!

Deh, dimmi s'ella è donna, iddea o sole!

Tu vederai l'aspetto alto e gentile,

e 'l suo pavoneggiar d'un ricco passo;

tu vedrai cosa pura e cosa umìle,

un ragionar modesto e tai parole

che spezzariano ogni più duro sasso;

vedrai quella onestate, il portar basso

l'occhio discreto, e ciò per non far noia

al sol, cui saria poca ogni sua luce:

dimmi se fusse duce!

Certo sì di me stesso è sola gioia,

ch'io non posso pensar ch'ella nol sacci;

dimmi se tiene i lacci

e le catene; or dimmi come io dica:

tu che nol senti, el non ti par fatica!

Ben nol sa chi nol prova, io dico l'atto

d'amor, la varietà in un punto e i sdegni,

ben mille guerre, patti, tregue e paci:

che giova a dir che, se gli umani ingegni

fusseno ad un, non gustarieno il tatto,

se non sente d'amore i suoi seguaci?

E io gremito in quegli onghion rapaci,

fitti infino a le piume, ancor la lingua

parte ne dica, nol sa proferire.

Omè, che 'l suo colpire

egli è sì dolce, e certo el par ch'estingua

ogni altra cosa, e quella intanto abunda:

l'animo si facunda,

l'opere virtüose i sensi isgreva,

e nobiltà d'ingegno al ciel si leva!

Non per gelida brina i fior s'amalba,

non folta nebbia pei vapor de l'acque,

o neghittosi ucei per un tal gelo,

che quando a Citarea lustrando piacque

mostrar le chiome in un bel tempo a l'alba,

cui doppo s'appresenta il sole al cielo,

fugge da loro ogni più fosco velo,

né fa sol rivirir, ma fende il ghiaccio,

che si converte poi in corrente rivo:

come ogni cor giulivo,

punto d'Amore, spezza ogni altro laccio,

e 'l più stanco pensier par che lo scaldi;

costor si fanno baldi,

costor s'adestran, fuggon vile errore,

e ben s'addorme cui non sveglia Amore.

Io punto, anzi ferito, Amor ringrazio

che di benigna e mansüeta cosa

m'ha fatto degno possedere il viso;

l'alma sacrificata e glorïosa,

per cui sentillo in dolce vita e spazio,

fammi nel secol nostro un paradiso;

un balenar sereno, un vago riso

che mi fa rilevar, gioire; e spero

di mia madonna ognor cosa più bella.

Risurge una fiammella

di suo splendor che mi dimostra il vero,

che simil donna il mondo oggi non abbia:

o prezïosa labbia,

volgi l'animo tuo, volgi l'essenza,

quanto ch'è sola in voi magnificenza!

Io desidero cosa, Amor, tu 'l sai,

ch'è forse ingrato a dimandar tant'alto,

ma per tua grazia e non per mia virtute:

però, canzon, che fai sì largo salto,

umilemente a lei te n'andarai,

mostrandole le mie sante ferute:

poi di nostra salute

prega, per Dio, come piatosa altezza,

ché 'l proprio di pietate è gentilezza.