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A che miseria Amor mio stato induce
che 'l proprio sol ancor tenebre rende!
Non prima il veggio scorger che raccende
il desio di veder mia vaga luce.
Quanto più gemme ed or fra noi riluce
l'inferma vista mia più se n'offende;
e se dolce armonia l'orecchia intende
pianto e sospir alfin nel cor produce.
S'io verde prato scorgo trema l'alma
priva di speme, e se fior vaghi miro
si rinverde il desir del mio bel frutto
che morte svelse, ed a lui grave salma
tolse in un breve e felice sospiro,
coprendo il mondo e me d'eterno lutto.