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Errai gran tempo in questa e in quella selva,
E talor prati scorsi e colli e piagge
E monti erti e scoscesi e cupe valli
E rapidi torrenti e fiumi e mari,
Sol per seguir d'una selvaggia fera
In vista umana le vestigie e l'orme.
Ma benché in tanti luoghi impresse l'orme
Fosser de' miei piè lassi, e ch'ogni selva
Udisse i miei lamenti ed ogni fera,
E l'erbe e i fior' spuntasser per le piagge
Più volte, e i ghiacci sciolti in onde a' mari
Discorresser pe' campi e per le valli,
Non fu però che in prati o in monti o in valli
Ella stanca giammai fissasse l'orme,
O l'arrestasser fiumi o laghi o mari
O dirupati sassi o antro o selva.
Vince ogni intoppo, e per balze e per piagge
Corre veloce più d'alcuna fera.
Ah ben mi avveggio che fugace fera
Non corse mai pe i monti e per le valli
Sì snella, come questa, o per le piagge,
Né mai Pardo sì lieve impresse l'orme
O nell'Armena o nell'Ercinia selva,
Né sì ratti i Delfin' volar' pe' mari.
Quinci da gli occhi miei duo larghi mari
Sgorgan di pianto sì, ch'ogn'altra fera,
O in mandra viva o sia nodrita in selva,
O negli aperti campi o nelle valli,
Di me mossa a pietade, arretra l'orme,
E dolgonsi al mio duol rivi, antri, e piagge.
E pur d'erbe e di fior' prima le piagge
Zeffiro spoglierà; pria tutti i mari
Saran senz'acque e senza pesci, e l'orme
Fuggirà il can della bramata fera;
Pria gli alti monti abbasseransi in valli,
E fia deserta l'amorosa selva,
Che per monti o per selva o prati o piagge
O antri o rupi o valli o laghi o mari
Di questa vaga fera io perda l'orme.