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By Auteur inconnu

Diane Fortuna pur gli ampj tesori

Di Creso, e d'Alessandro il vasto Impero,

Dia le gemme d'Eritra e d'India gli ori,

Sazio Uom non fia però, ma ben più altero,

Ché, crescendo l'aver, l'ingorda brama

Crescerà insieme del suo van pensiero.

Per quel valor, che tanto il volgo acclama,

Da' gelidi Trioni al Mauro adusto

Voli d'invitto Eroe chiara la Fama;

Sia pur di palme e di trionfi onusto:

Sarà tra le provincie oppresse e dome

Tanto infelice più, quanto men giusto.

Inclita e bella Sapienza, oh come

A te sola benigno ha il Ciel concesso

Vera ricchezza, e non d'ombra e di nome!

Oh felice quell'Uom, cui vien permesso

Spiar l'alte cagioni, onde poi noto

Gli sia della natura ogni recesso!

Qual Astro in Ciel sovra il suo centro immoto

Giaccia, e qual vagabondo al Sole intorno

Giri e in sé stesso con perpetuo moto;

Come di Cintia e di Ciprigna il corno

Or cresca, or scemi, e l'Ocean sonante

Vada e là, onde partio, faccia ritorno;

Come nembi e tempeste in un istante

Ingombrin l'aria, e come spesso avventi

Fulmini incontr'al Ciel l'Etneo Gigante;

Come, commosso da contrarj venti,

Caggia il Mar nell'abisso e al Ciel sormonte,

Sfidando a guerra il Mondo e gli Elementi.

Calca il saggio col piè di Flegetonte

L'avaro Regno, e la palude inferna

Non paventa di Stige e d'Acheronte,

Poiché, da terra ergendo alla superna

Patria la mente, nell'eterno Bene

Fruir gli sembra alta dolcezza eterna;

E, mentre l'Alma in questo carcer tiene

Del Ciel l'incommutabile decreto,

Scarco d'ogni timor, fuor d'ogni spene,

Non mai torbido il cor, non mai inquieto,

Ogni cosa mortal tenendo a giuoco,

Vive ricco di sé, contento e lieto.

Or quindi a te questo mio canto roco,

Famosissimo Antonio, ecco io rivolgo;

E benché al merto ogn'altro encomio è poco,

Pur le tue glorie in brevi detti accolgo:

Tu quello sei, che i vani odj e disprezzi

Desii del cieco e sempre errante volgo,

E sol vera virtude ami e accarezzi.