114

By Filenio Gallo

De profundis a un cor d'orso

grido: Miserere mei.

Deh, donate ormai socorso

saltem vos amici mei.

Son qual nave in mezzo l'onde

da più venti ognor percossa,

al gridar nissun risponde,

gia di spem' è al tutto scossa;

via non veggo ormai ch'io possa

più fuggir suo crudo morso.

Deh, donate ormai soccorso

saltem vos amici mei.

Son un cervo in boschi strani

poverel fra mille offese:

da un lato e' fieri cani,

da l'altro ho le reti tese.

A mio scampo, a mie difese

non mi val veloce corso.

Deh, donate ormai soccorso

saltem vos amici mei.

Son in selva un pellegrino

solitario e disarmato,

che smarrito ho el mio camino,

da nimici circundato.

Di morire in tale stato

fo el mio ultimo discorso.

Deh, donate ormai soccorso

saltem vos amici mei.

Da un lato el mio cor geme

del suo ben vedersi privo,

un timor dall'altro el preme

ch'amando io al fine arrivo.

Sconsolato, or morto, or vivo,

solo al pianto è 'l mio ricorso.

Deh, donate ormai soccorso

saltem vos amici mei.

Questa cruda, alta e superba

del mio mal si nutre e gaude,

angue ascoso in fiorita erba

ch'or mi morde, ora m'aplaude.

Crudeltà, durezza e fraude

dentro al petto ognora imborso.

Deh, donate ormai soccorso

saltem vos amici mei.

Non è torre, se sentisse

la battaglia del mio core,

che per mezzo non si apprisse

con gran impeto e furore.

Per gran fé, per troppo amore

in tal stato son transcorso.

Deh, donate ormai soccorso

saltem vos amici mei.