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Dolgomi sol di te, crudo tiranno,
sendoti in verde età stato buon servo,
e sempre tu inver me crudo e protervo
ti mostri, e così segui d'anno in anno.
Ma tuo begli occhi che legato m'hanno,
pe' qua' contento son d'esser conservo
di te che mi consumi a nervo a nervo,
finché porga socorso a tanto danno;
ma tu, lucente sole o viva stella,
o almo degno e supremo e verile,
di cui l'umane lingue ognor favella,
perché or tôrci il tuo diritto istile?
Sappi che tal sentenzia non s'appella
al degno, se non segue suo simìle.