118 (Giovanni Aretino)
Essendo anco smarrito inanzi al tempo
che l'Aürora in sua ornata gonna
esca dell'oceàn, m'apparve donna
in sonno, e mirar lei mai fie per tempo.
Ed io, che nei belli occhi e nel suo tempo
me stesso scorsi, dissi: - Deh, madonna,
qual grazia mena sì alta colonna
a l'ignoranzia mia, in cui m'attempo? -
Ed ella: - Io vengo qui dal fonte sagro
per dar conforto a l'affanno notturno,
che nel risponder t'era paruto agro.
Iove, Febo, Iunon, Marte e Saturno,
Cupido, per cui morì Meleagro,
e Vener, che fu tanto infesta a Turno,
tutti nel dì dïurno
tuo vate coronar di mirto vonno -.
Ed io me resvegliai allor dal sonno.