118)

By Auteur inconnu

O fresche, umide rive, acque correnti,

O chiusa valle, testimonio antico,

E avvezza ad ascoltare i miei lamenti;

O aura lieve, che da Cielo aprico,

Tra le frondi passando e i folti rami,

Dell'estivo ti spogli ardor nimico;

Ombra, o tu, che ricuopri e i lacci e gli ami,

Che Amor qui tende, d'un color conforme,

Tanto che le sue frodi aiti e brami;

O verde seggio, ch'ancor serbi l'orme

Del molle fianco, a cui facesti letto,

Superbo forse di sì belle forme,

Fille dov'è, dov'è l'amato aspetto,

Ch'un giorno mi mostraste, or mi rapite,

E ch'io pur chiudo inutilmente in petto?

Solea pur essa all'ombre tue romite,

Vago boschetto, ricovrarsi spesso,

Quando l'ombre da i monti eran fuggite.

Solea venire alla sua greggia appresso,

Lieta cantando pastorali versi,

Ch'eran di meraviglia a Pane istesso.

E mentr'ella passava, e gialli e persi

Fiori sorgeano in quella parte e in questa,

E d'odor' varj e di color' diversi;

E teneva un silenzio la foresta,

Come allor che la dolce Primavera

I Zefiretti sol per l'aria desta.

Uscir le Ninfe fuor della riviera

Sino al petto vedeansi, e giù dal monte

Scender le dure Oreadi a schiera a schiera;

Altre da i tronchi metter fuor la fronte,

Ma vergognose poi tosto ritrarsi,

Ché star non ponno a sì bel viso a fronte.

Ah bosco, ah rivo, ah luogo, ov'io prim'arsi,

E vidi tutto il bello accolto insieme,

Che per natura a noi potea mostrarsi,

Date udienza a un misero, che geme

Sotto la sferza del suo fier dolore:

Udite queste mie parole estreme.

Se vuole il mio destin che l'alma fuore

Esca anzi tempo dall'umana scorza,

E che mi chiuda i gelid'occhi Amore,

Faccialo pur, che non con molta forza

Ella sarà dal carcer suo rimossa,

Ché la fiamma vitale omai s'ammorza.

Voi poscia almeno dentro angusta fossa,

Con poca terra e senza marmo o scritto,

D'un amante fedel chiudete l'ossa:

Ch'io morrò lieto, e lo spirito afflitto

Per la vostra pietà sentirà meno

L'aspra memoria dell'altrui delitto.

E allora che sarà chiuso il terreno

Sopra il mio capo, e tra gl'ignudi spirti

Io sarò tratto della terra in seno,

Bosco ombroso e felice io potrò dirti,

E di te aver la rimembranza grata

Tra i boschi istessi degli Elisii mirti.

Pregoti ancor che l'Urna mia celata

Sia a lei, che fu cagion del mio morire,

Ché diverrebbe più superba e ingrata:

Ché non vo' che l'antico mio martire

Risvegli la pietà che giunge tardi,

Onde il mio spirto si conturbe e adire.

Ma no: dirle sol puoi, che volga i guardi

Ver' quella parte dove l'Urna giace,

Ma non la tocchi, e dentro non vi guardi.

E dille che, se vuol, mi preghi pace,

Ma in suono ond'io non l'oda, ché non voglio

Più la voce sentir, che sì mi spiace.

Soggiungi poscia, ah dille pur ch'io voglio

Tutto ciò ch'ella vuole, o passi sopra

L'ossa mia nude coll'antico orgoglio,

O di viole pallide le cuopra.