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Or che il suolo impetrai, per far più bella
La mia Capanna, io vo' curvarvi in arco,
Vaghi arboscelli, onde l'ombroso varco
Le Muse inviti a riposarsi in quella.
E scorto allor da più benigna Stella
(Dappoiché scritto avrò in quei tronchi Erarco),
Tolto dal grave di mie cure incarco,
Così dirò ver' la stagion novella:
O sacre, avventurose, amate piante,
Sempre più verdi le superbe chiome
Voi stenderete al patrio albergo avante;
Né mai vi renderà spogliate e dome
Fiato di Borea, o fiero nembo errante,
Per riverenza dell'impresso Nome.