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By Auteur inconnu

Densa nube, che nereggia,

E passeggia

L'arso Cielo a mezza state,

Quasi nave in mar sereno,

Pregna 'l seno

Di saette addormentate,

Se s'incontra in qualche auretta

Gelidetta,

Che la tocchi solo un poco,

Tu la vedi in un momento,

Gran spavento!,

Da sé stessa pigliar fuoco;

E squarciando il nero manto,

Fiero vanto!,

Per gli azzurri accesi campi,

Dagli orribili muggiti

Sbigottiti,

Vomitar fulmini e lampi.

Tal in questo giorno ardente

La mia mente,

Benché assorta in cupo orrore,

Dammi sol che un delicato

Ben gelato

Vin la tocchi, è tutta ardore;

E di quel, che in sue profonde

Vene asconde,

Bel furore avvien che s'armi,

E n'avventi scherzosetti

Fulminetti

Di briosi allegri carmi.

Ma qual fia la torre altera,

La costiera

Di superbe alte pendici,

Dove vadano a ferire

Le bell'ire

Delle fiamme eternatrici?

S'io ferisco alta bellezza,

Mi disprezza

L'Areopago de' severi,

E m'innaspra tale il ciglio,

Che 'l cipiglio

D'un Leon m'è più leggieri.

S'io ferisco alto valore,

Disonore

Fassen tosto alta bellezza,

E tal meco se n'adira,

Che di mira

Piglia 'l core, e me lo spezza.

Spera invano aureo diadema

Esser tema

Di Toscano Anacreonte:

Ché al valor di sue saette

Fine, elette,

Basso segno è eccelsa fronte.

“Queste,” disse nell'orecchio

Al buon vecchio,

Che temprolle il primo, Apollo,

“Solo a belle orgogliosette,

Ritrosette,

Tirerai tra capo e collo.

Una volta sola in cento

Ti consento

Per sommissimo favore

Tu le spenga in qualche vino

Pellegrino,

O nel gozzo a un bevitore.”

Or che fare, or chi ferire

Per smaltire

Tanto fuoco e tanta fiamma?

Bere, e poi tornare a bere,

E ribere,

Finche 'l Ciel si disinfiamma.

Se po' un giorno meno austeri

I severi

Dàn licenza alla mia cetra,

Sulle belle orgogliosette

Ritrosette

Vòterò la mia faretra.