12 [Di Fazio degli Uberti]

By Auteur inconnu

I' guardo i crespi e i biondi capelli

dei quali à facto, per me, rete Amore,

d'un fil di perle e quando d'un bel fiore,

per mei pilliarmi trovo ch'e' li aesca.

Et poi riguardo dentro alli occhi belli,

che passan per li miei dentro dal core

con tanto vivo e lucente splendore,

che propriamente par che d'un sole escha.

Vertù mostra che in loro ognor più crescha,

ond'io, che sì leggiadra star la veggio,

così fra me sospirando ragiono;

– Oimè! perché non sono

a solo a sol con lei ou'io la cheggio,

sì ch'io potesse quella treccia bionda

disfare, a onda a onda,

e fare di quei belli occhi ai miei du' specchi,

che lucen sì che non truovan parecchi? –.

Poi guardo l'amorosa e bella bocca,

la spatiosa fronte e 'l vago pillio,

i bianchi denti, il dricto naso e 'l cillio

pulito e brun, tal che dipinto pare;

e 'l vago mio pensieri allor mi tocca,

dicendo: – vedi allegro dar di pillio

dentro a quel labbro soctile e vermillio

dou'ogni dolce saporito pare.

E odi il suo vessoço ragionare

quanto ben mostra, morbida e pietosa,

et come il suo parlar parte e divide.

vedi che quando ride,

che passa per dilecto ogni altra cosa –.

Così di quella bocca il pensier mio

mi ragiona, perch'io

non ò nel mondo cosa ch'io non desse

a tal ch'un – sì – con buon voler dicesse.

Poi guardo la sua suelta e bianca gola,

come esce ben de le spalle e del pecto;

il mento fesso, tondo e piccioletto,

tal che più bel con l'occhio no 'l disegno;

e quel pensier, che sol per lei m'invola,

mi dice: – vedi dolce e bel dilecto

aver quel collo con le braccia stretto

e fare in quella gola un picciol segno! –.

Poi sopragiunge e dice: – Apre lo 'ngegno:

se le parte di fuor son così belle,

l'altre che dian parere ch'asconde e cuopre?

Che sol per le belle opre

che fanno in cielo il sole e l'altre stelle,

dentro da lui si crede il paradiso.

Dunqua, se miri fiço,

pensar ben dei c'ogni terren piacere

si trova dove tu non puoi vedere –.

Poi guardo i bracci suoi distesi e grossi,

la bianca mano morbida e pulita,

guardo le lunghe e soctilette dita,

vago di quello anel che l'un tien cinto.

E 'l bel pensieri mi dice: – Se tu fossi

dentro a quei bracci, tra quella partita,

tanto piacere avrebbe la tua vita

che dir per me non si potrebbe il quinto.

Guarda ch'ogni suo membro par dipinto,

formosa e grande quanto si convene,

con un colore angelico di perla,

gratiosa a vederla

e disdegnosa dove si convene,

humile, vergognosa e temperata,

e sempre ad vertù guata,

e 'n fra i suoi bei costumi un acto regna

che d'ogni reverentia la fa degna.

Soave va a guisa d'un paone

e dritta sovra sé com'una grua.

Vedi che propiamente ben par sua

quant'esser può d'onesta leggiadria –.

– E se ne vuoi veder viva ragione,

– dice il pensier, – guardi la mente tua

ben fisamente, allor ch'ella s'indua

con donna che leggiadra e bella sia.

E come muore e par che fugga via

dinansi al sol ciaschun altra chiaressa,

così costei ogni adornessa sface.

Pensa sed' ella piace,

ch'amor è tanto quant'è sua bellessa

e è tucta vertù che in lei si trova.

Quel ch'a lei piace e giova

è sol d'onesta e di cortese uçansa

e sol nel suo ben far prende speransa –.

Chanson, tu puoi ben dir sicuramente

che, poi ch'al mondo bella donna nacque,

nïuna mai ne piacque

generalmente, quanto fa costei,

per che si trova in lei

beltà di corpo e d'anima bontade,

fuor che vi mancha un pocho di pietade.