12. Oi lasso non pensai
Di lasso! non pensai
sì forte mi parisse
lo dipartire da madonna mia;
da poi ch'io m'alontai,
ben paria ch'io morisse,
membrando di sua dolze compagnia;
e già mai tanta pena non durai,
se non quando a la nave adimorai.
Ed or mi credo morir certamente,
sed a lei no ritorno prestamente.
Tutto quanto eo vio
sì forte mi dispiace,
che non mi lassa in posa in nes<s>un loco;
sì mi stringe disio,
che non posso aver pace,
e fàmi reo parere riso e gioco:
membrandomi suo' dolzi 'nsegnamenti
tutti diporti m'escono di menti;
e non mi vanto ch'io disdotto sia
se non là ov'è la dolze donna mia.
O Deo, como fui matto,
quando mi dipartivi
là ov'era stato in tanta degnitate!
E sì caro l'accatto
e scioglio come nivi,
pensando c'altri l'aia in potestate!
Ed è, mi pare, mille anni la dia
ched io ritorni a voi, madonna mia;
lo reo pensero sì forte m'at<t>assa,
che rider, nè giucare non mi lassa.
Canzonetta gioiosa,
va a la fior di Soria,
a quella c'à in pregione lo mio core:
di' a la più amorosa,
ca per sua cortesia
si rimembri de lo suo servidore,
quelli che per suo amore va penando
mentre non faccia tut<t>o il suo comando;
e priegalami per la sua bontate
ch'ella mi degia tener lealtate.