120
Spirto celeste a la materna lingua,
che le leggiadre rime e 'l dolce stile
col tuo facundo ingegno alto e sottile
spieghi sì ch'onne uom dotto par ne 'mpingua,
non età mai, né tempo fia ch'estingua
tua glorïosa fama alma e gentile.
Non so qual mente ingenua e senile,
secondo el mio iudicio, me' distingue.
Poi che nel saggio petto adunque alberga
tal dota singular, mai non s'asconda
in te l'eccelso don dato de sopra;
onne imaginazion vil se posterga:
Apollo, Orfeo ed Anfion seconda,
ché nulla val virtù se non s'adopra.