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Passando un fiume torbido
Con soma assai pesante,
Sentia dal fango un asino
Imprigionar le piante.
Dovea sforzi incredibili
Far per uscir di pena,
E guadagnava il margine
Con affannata lena.
Un dì con ragli queruli
Il misero somaro
Al fiume rivolgendosi,
Fece un lamento amaro.
Perché mi dai, dicevagli,
Un sì difficil guado?
È forza del mio spirito
S'io non vacillo e cado.
E, per maggior disgrazia,
A questo reo cammino
Sovente riconducemi
Il mio crudel destino.
Da fiume, in stil laconico,
Fu a l'asinel risposto:
Va: si porrà rimedio
A questo mal ben tosto.
Dopo due lune, trovasi
Al consueto varco
Lasso e anelante l'asino
Sotto pesante incarco:
E vede in alto sorgere
Avanti al suo cospetto
Un ponte, alquanto ripido,
Novellamente eretto.
Egli si ferma immobile,
E sospirando dice:
Dunque or, sì stanco, ascendere
Dovrò quella pendice?
O fiume, tu mi liberi
Da un mal con altro male.
Ma il fiume: taci, o querulo,
Stoltissimo animale.
Senza cotante smorfie,
Se valicar tu vuoi,
O l'erta o il guado scegliti:
Ambo evitar non puoi.
Passo di fiume torbido
È pur la nostra vita:
Dunque aspettar dobbiamoci
O il fango, o la salita.