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Al Signor Ferrante in morte del Signor Giovanni Gieronimo Caraffa, suo fratello.
Cagion più giusta mai di giusto pianto
non ebbe alcun, né poi d'ordirla in versi;
né ragion mai più degna da dolersi,
né di star sempre avvolto in nero manto,
qual fu la tua, poi che l'acerba tanto
novella udisti, onde i tuoi giorni fêrsi
oscuri, e gli occhi sì nel duolo immersi,
che l'uno agguagliò l'Istro e l'altro il Xanto.
Ma chi può gir contra il voler divino,
se tanti spirti alteri in fiumi e stagni
sommerse l'empio lor fisso destino?
Dunque, Ferrante, a che t'affliggi e lagni,
se 'l gran fratel Enea con Tiberino
ebbe nel suo cader scorte e compagni?