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A la rete d'Amor, che è texta d'oro
e da Vagheza ordita con tanta arte
che Ercule il forte vi fu preso e Marte,
son anche io preso, e dolcemente moro.
Così morendo il mio Signor adoro
che dal lacio zentil non me diparte,
né morir voglio in più felice parte
ca religato in questo bel lavoro.
Non fia mai sciolto da le treze bionde,
crespe, lunghe, legiadre e peregrine
che m'han legato in sì suave loco.
E se ben sua adorneza me confonde
e vame consumando a poco a poco,
trovar non posso più beato fine.