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Fra 'l suon dell'ôra agli arboscelli scussa
la correra del sol cui tanto piacque,
ragionando con l'acque,
volsi lo spirto e ingegno ad altro sòno,
e volto al ricco dono
vidi qual dea una d'amor percussa,
con sette e sette degne alme corone,
che lira d'Anfïone
non penetrò qual lei ogni mia fibra.
Odi se gentilesca a me si vibra,
se pellegrina, onesta e grazïosa,
quanto sia glorïosa
oggi nel mondo, antica poviretta:
conoscola concetta
di voler già ch'io scriva e ella dica;
ma la penna mendica
come farà? Convienti or lei invocare:
io chiamo te che sola il puoi ben fare.
Né <è> sì tosto prostrato a' piedi sacri,
che cominciò parole altro ch'umane,
che, fusser mille equane,
né si dolce saria lor melodia.
Disse:"Noto ti fia
certi che 'l ciel m'ha tolti illustri e acri
e ben degni figliuoi del corpo mio";
e per vietare oblio
disse: "Guarda!" e mostrommi il petto armato.
Io vidi di pennel lì figurato
molti, e infinite probità di loro;
guardando il bel lavoro
cinque fra gli altri glorïosi esvelsi,
di cui gran fatti eccelsi
il nome d'oro in lettere avisommi;
lei più dolce mostrommi
che, vaghi fiori in Arïete ornati,
pullulâr tutti in mezzo a verdi prati.
"Questo è Simon nipote a Guido Guerra
con Guido suo figliuol che 'l titol tolle
primo di Battifolle:
francò la parte guelfa in Campaldino
e 'l popul fiorentino
libera allor fermògli ogni sua terra,
com'e' triunfò a questa città santa.
L'altro, Carlo, si vanta
di Guido nato, e fece assai per l'urbe:
andò in Apulia e infinita turbe
menò con sé di qua di quei Reali;
sotto delle sue ali
sperò Montecatino esser sicuro.
Ma volto il tempo a scuro,
dove per vinti lui col brando in mano
moritte altro Troiano,
e' fu tra due Reai, se 'l ver s'assembra,
trovate allor sue glorïose membra.
L'altro è Simon, german del detto Carlo,
in cui già l'urbe e l'Atenense Duce,
essendo in arme truce,
commisson lor sentenza e loro stato.
Lui, come senno è grato,
ardì il Duca Atenense accontentarlo:
liberò l'urbe e lietò il vulgo acceso;
ebbe di sé disceso
Ruberto, già lor capitano eletto
essendo ben San Minïato stretto
e la lor turbe tutta spersa e rotta.
Lui con sua gente dotta
la terra acquistò tutta e quel castello
e diè lor tal fragello,
che ancor s'accatta lì dell'ossa avverse".
Poi presta ricoperse
allor la donna il petto e disse: "Cela,
ché d'altro omai convienti ordir tua tela!".
Mostrommi nelle braccia un car suo figlio
e disse a me: "Costui m'è sol rimaso,
ché di sua stirpe o caso
nullo è che sì m'onori altro costui;
e sappi ben che lui
mi viresce con arme e con consiglio:
Ruberto, conte lustro, e ciò ben crede,
ché, se mi porta fede,
io il so, benché non sia di me contarlo;
ma pure io voglio omai raccomandarlo
qui a' miei successor, membra leggiadre,
ché, come lui per madre,
così voi per figliuol lui sempre abbiate,
che le donne eternate,
amor, fé, gratitudo glorïosa.
Ahi, quanto è degna cosa
accoglier dritti i doni in atto pio,
che nulla cosa è tanto accetta a Dio!".
Canzon, tu ne girai da l'urbe floria,
madre benigna e celica madonna,
lucissima colonna,
a' buon muneratrice, specchio e gloria;
e per viva memoria,
flessi i tuoi geni, supplica di core
che nel lor vivo amore
accoglin lor figliuol, qual degno in fé
(ecco che chiama te,
come nel mondo sola unica spene):
che degna cosa è sempre il ben per bene.