1220

By Torquato Tasso

Cantar non posso, e d'operar pavento

contrario effetto con la lingua al core

che vorria fare onore

a quella donna ch'ora è diva in Cielo;

ma come scoprirò del suo valore

quel che spesso fra me ragiono e sento,

e quel chiaro concento

de le sue lodi ch'io nascondo o celo,

s'ella, che vede com'io tremo e gelo,

sin da le stelle or non mi detta i versi?

L'anima bella ancor non era avvinta

del nodo onde fu cinta,

quando primiero in lei questi occhi apersi;

ma di sua propria mano il Mastro eterno

il tessea per sua gloria in mezzo il verno.

Era non di rubini o di diamanti

quel che legar dovea l'alma reale,

ma di fede immortale

e di celeste amor con dolci tempre;

né di pregio o valor si trova eguale,

né strinser mai sì bei legami e santi

sì gloriosi amanti,

in cui l'ardor con l'onestà si tempre;

né dove si gioisce e vive sempre

l'uno e l'altro beato è insieme unito

con affetto più caro in altro modo:

nobilissimo nodo,

per alto esempio de' mortali ordito,

di cui l'imago fu tra le più belle

creata innanzi al sole ed a le stelle.

A le fila lucenti e preziose,

al mirabil contesto, al bel lavoro

che vince ogni tesoro

lo qual s'asconda de la terra in seno

e de' fiumi e del mar le gemme e l'oro,

giunta la vidi, e superar le spose

più belle e più famose

che sian fra l'acque d'Adria e 'l mar Tirreno;

e d'alta maraviglia oppresso e pieno

uomo io parea che non usata luce

repente miri, allor sì nobil donna

veggendo in treccia e 'n gonna,

e cader l'arme d'ogn'invitto duce

e l'alte palme e le temute insegne;

né fur mani di scettro ancor più degne.

Non si fermava il mio pensiero in terra,

che l'invitta sua stirpe onora e cole,

ma trapassa il sole,

dove son l'alme de gli antichi augusti,

quando una donna, che teatri e scole

empie del nome chiaro in pace e 'n guerra

e i suoi nemici atterra,

ma leva al cielo i valorosi e giusti:

"Tu," disse "che già meco un tempo fusti

e mi seguisti poi sì pigro e tardo,

odi il vero da me, che pria s'intese

dov'ella il volo prese,

e parte solo in lei rivolgi il guardo

che de la gloria eterna è specchio ardente,

quasi d'angelo sia divina mente.

Quando l'anima santa al mondo venne,

l'ornò mirabilmente il sommo Padre

de le doti leggiadre

e de' bei doni e de' superni lumi

che fan più belle le celesti squadre;

né chi vicino a lui spiegò le penne

parte maggior ne tenne;

e serenando il cielo e 'l mare e i fiumi,

fiorir facendo le campagne e i dumi,

verdeggiare ogni monte ed ogni bosco,

sicure errar le mansuete greggie

col pastor che le regge,

e lasciare i serpenti il fiero tosco;

ma le ragioni a morte allor non tolse,

perché il suo merto far più chiaro ei volse.

Come ella fu ne la terrena vita

che per lei quasi diventò celeste,

le più belle ed oneste

subito empié di nobil maraviglia;

e fra le spoglie d'ostro e d'or conteste,

fra le pompe reali era nutrita;

ma pur in sé romita

spesso innalzava le divote ciglia

in guisa di chi pensa e si consiglia;

e fra i chiari trofei del padre invitto,

e i novi scettri e le corone eccelse,

fra cui vittoria scelse

l'albergo e sollevò l'imperio afflitto,

l'orme seguia, che santo piede imprime,

con la piana umiltà via più sublime.

Ma poi ch'accrebbe lei natura ed arte

con gli anni il senno e 'l suo valore insieme,

fede ed amore e speme

di terra l'innalzar quasi colomba

o com'aquila poggia a le supreme

nubi e rimira di lontana parte.

Ma non bastan le carte

a scriver quel che nel tuo cor rimbomba

quasi angelico suon d'eterna tromba;

e ben felice è quel, con cui s'accoppia,

novello Alfonso, che l'antico agguaglia

ne l'arti di battaglia,

né fu congiunta mai più nobil coppia;

ma se le giunse Amor, Morte partille,

ch'invidia al novo eroe più forte Achille".

Ciò detto avendo, la costante destra

par che volgesse a le stellanti rote

insieme con la fronte, e così disse:

"Le sue stelle son fisse;

ma quel ch'a lei mi diè mutar le puote,

mesta canzone". E poi da me disparve

qual vera dea, non com'erranti larve.