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By Torquato Tasso

Qual di pianta gentil felice verga

diviene arbor novella, e verdi fronde

dispiega a prova e fior purpurei e bianchi,

tal la tua stirpe avvien ch'innalzi ed erga

al cielo i rami, ove con lucid'onde

bel fiume invita i peregrini e stanchi.

E, perché nulla manchi,

di vero onore omai l'antica agguaglia;

e sacra palma e trionfale alloro

in lei s'innesta, e l'oro

vi riluce con l'ostro e gli occhi abbaglia:

cantano a l'ombra i cigni, ed ode il canto

il Tebro e Roma e non pur Mincio e Manto.

Par che mille eccellenze in uno accolga

per dar materia al più lodato carme

di quante il sol n'illustra errando in giro,

e 'l leon de' Boemi annidi e tolga

l'aquile de' Romani e i nomi e l'arme,

e quell'arti ond'i Greci ancor fioriro.

Qual Tessaglia ed Epiro

duo Pirri esalta, e con l'invitta Roma

Vespasian, ch'è forte e largo e giusto,

non sol di nome Augusto;

e Giulio dal suo antico in lei si noma,

e teco a prova Scipio oggi risplende

mentre del tuo splendor suo lume accende.

E 'l valor di Castiglia ancor risuona,

e d'Aragon fra' merti, onde Ferrante

si mostra e più mostrossi Alfonso adorno.

E se 'nvece di scettro e di corona

è la real virtù d'alma costante,

chi più n'ha dentro o più ne scopre intorno?

Ma indietro a voi ritorno,

Luigi e Carlo, gloriosa coppia,

ed a' Franchi, a' Germani opporvi ardisco,

qual uom che fugge risco

e poi se 'n pente e i suoi perigli addoppia,

perché se 'n questo arringo a terra io caggio

è lode la caduta e non oltraggio.

Ma la vostra virtù, ch'in parte aggiunse

dove fortuna suol poggiar di rado,

grand'onor impetrò d'augusti e regi.

Né quel che Abila e Calpe in mar disgiunse

o di Stige tentò l'oscuro guado,

ebbe di fama sì onorati fregi;

né Teseo i vostri pregi

oscurar può, ma la sua luce appanna,

benché Ippolita splenda; e care spoglie

abbia de l'altra moglie,

e d'Elena si canti e d'Arianna:

e da quegli a l'inferno è 'l calle aperto,

al ciel da voi, ma più solingo ed erto.

E se nascean ne l'africana terra

mille giganti ove l'un cadde esangue,

tutti cadeano e si partia la gloria;

ancor domi i Centauri in breve guerra

avreste insieme, e l'idra e 'l toro e l'angue,

di Sciron, di Procuste alta vittoria.

Ma di più vera istoria

fur soggetto il valore e i merti vostri,

ché sotto un giusto re nasceste a tempo

e 'n più felice tempo,

che non fu di giganti e d'empi mostri,

né di sì gravi colpe ancor fecondo,

né maggior meraviglia apparve al mondo.

Canzon, comete e fiamme,

ed altri il ciel mostrò turbati segni

e d'archi e di corone ei si dipinse,

e poi tosto l'estinse;

ma questa luce apparsa a tanti regni,

questo splendor di cavalieri e d'opre

ancor per gloria sua rivela e scopre.