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Di pregar lasso e di cantar già stanco,
il vostro nome altero e trionfale
portar non posso com'augel su l'ale,
or negro e roco e già canoro e bianco,
e sotto il fascio de' miei danni io manco.
Ma pur, chiara Vittoria,
per la dolce memoria
di vostra cortesia l'alma rinfranco
e di lodarvi i' m'assicuro ed oso,
Admirativo mas que temeroso.
Più di stupor che di timor m'ingombra
l'angelica sembianza e 'l bel costume,
e de gli occhi soavi il puro lume
ch'ogni mesto pensier discaccia e sgombra;
e siede in voi, ma vinto, Amore a l'ombra
con mille sue rapine
ne gli occhi e sotto il crine,
che la tranquilla e chiara fronte adombra;
e mille altri trionfi ancor sapete
Voi, ch'intendendo il terzo ciel movete.
Amor di strali armato e di facelle
vinceste inerme e giovinetta donna,
con bianca destra ignuda in treccia e 'n gonna,
e l'altre voglie a la ragion rubelle,
e le vittorie son quante le stelle;
e tanti i vostri onori
quanti di maggio i fiori
e quante son d'april l'erbe novelle;
e la bellezza è pari a l'onestate
Nel dolce tempo de la prima etate.
Felice albergo, che voi lieta accoglie
fra magnanimi eroi, fra cavalieri
di lor virtute e di lor gloria alteri,
e fra vittoriose e care spoglie;
felice sposo, e di concordi voglie,
cui non vi diè Fortuna,
o cielo o sole o luna,
ov'altri lega il fato e l'alma scioglie,
ma chi la fece; e qui se mai v'esalto,
Temo, donna gentil, d'alzarmi in alto.
Or non t'agguagli a lui Grecia fallace
quel da Corinto, a cui l'instabil diva
l'ampie città prendea mentre dormiva,
ch'in lungo sonno ei non s'acqueta o giace,
ma 'l paterno valor, qual tromba o face,
ne gli occhi gli sfavilla,
e più chiaro di squilla
rimbomba in aspra guerra o 'n lieta pace
voi gli fate altra rete, altra catena,
Illustre donna e più del ciel serena.