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By Torquato Tasso

O felice, onorato, almo terreno,

che quinci l'Adria inonda,

quindi il Tirren circonda,

non ti bastava intorno aver duo Mari,

e sì difesa l'una e l'altra sponda?

Ma in mezzo l'ampio seno,

sotto il ciel più sereno,

ne vagheggi un ch'è dolce e senza pari.

Tutti i lumi più chiari

e le fiamme più belle

de le notturne stelle

si fanno specchio in questo puro argento,

che non perturba il vento,

né confondon le pioggie e le procelle;

e 'n altra parte il sol non è sì vago

di vagheggiar la sua lucente imago.

Qual purpureo color d'onde sanguigne

fu sì vago giammai,

di tremolanti rai

o di negre viole in su l'aurora?

Quando Progne rinnova i dolci lai

e l'aria si dipigne,

e voi, stelle benigne,

vi dimostrate rugiadose ancora,

qual ceruleo colora,

qual zaffiro o qual ostro

il mar vermiglio o 'l nostro,

ch'a questo bianco Mare oggi non ceda,

o parta il sole o rieda?

a questo Mar, che non ha scoglio o mostro

e con la via ch'imbianca il ciel contende,

di tante luci ognor fiammeggia e splende!

Segno il candore e la bellezza è segno

di questo Mar, c'ha pace

non incerta o fallace,

e lunge mostra il porto a' naviganti

in cui risplende quasi chiara face;

né fortuna o disdegno

può nel suo stabil regno,

né sono di sirena i dolci canti,

né perde i legni erranti

mezzo tra l'onde ascosa

con voce insidiosa;

ma de le Grazie il dilettoso coro,

e quel concento è loro

ch'umiliar potrebbe alma feroce;

ma nel musico Mar non d'aure o d'acque,

ma di virtù l'alta armonia ci piacque.

Or non si vanti allor che più risuona

con tante isole Egeo,

non quello in cui perdeo

Dedalo il figlio, che troppo alto ascese

e per l'altero volo in mar cadeo,

ch'a lui palma o corona

gloria non cresce o dona,

non vittoria immortal d'aspre contese;

ma l'uno e l'altro prese

dal sepolcro la fama,

per cui piange e richiama

Arianna Teseo con alte voci

da' suoi legni veloci

e sovra il lido ancor sospira ed ama,

per cui d'Icaro il volo e 'l duro caso

si rinnova da l'orto infin l'occaso.

Ma dura tomba e sconsolata morte,

o ventura nemica,

o mesta fama antica,

pregio non giunge a questo Mar sì puro

ch'un vago seno mormorando implica:

anzi con miglior sorte

e con note più scorte

s'appella e mai non vede il cielo oscuro;

ma tranquillo e securo

è 'l suo porto soave

a fortunata nave,

né teme di tempesta o d'atro nembo

il casto e nobil grembo,

o pur di verno tempestoso e grave,

ma vi fan cari ed amorosi balli

ninfe adorne di perle e di coralli.

Canzon, le vele negre

non spiego per oblio,

onde il buon re morio;

né tanto innalzo l'incerate penne

che di cader accenne,

né gloria di sepolcro aver desio;

ma basterà se questo sole e l'aura

le forze al mio valor cresce e ristaura.