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Qual de' tuoi duci o de' tuo' fatti illustri,
città felice de l'antica Manto,
gloria maggiore o vanto
t'accrebbe o pur ti fece il grembo adorno?
O quel ch'in ampio sen d'onde palustri
tu raccogliesti nel materno esiglio,
figlio di Manto e figlio
del tosco fiume, quando a te d'intorno,
facendo con Apollo Astrea soggiorno,
sorger le nuove mura in mezzo a l'acque
vedesti, e tutte a la superba mole
meravigliar le ninfe e' dei selvaggi,
e partir l'ombre oscure e i caldi raggi
con giusta lance più sereno il sole;
o pur quel dì fu a te più caro e piacque
quando Virgilio nacque,
ch'ebbe, dov'odi ancor la chiara tromba,
famosa cuna appo famosa tomba?
O pur quando a Tebaldo il sacro Augusto
del paterno valore il premio diede,
e tu di tanta fede
la mercé fosti, anzi l'onor più degno?
O quando al giusto padre ancor più giusto
successe il figlio, e, come lucid'onda
dal fonte in fiume inonda,
derivò in lui virtù d'alma e d'ingegno?
O ver più lieta di femmineo regno
eri talor quando la nobil donna
e vincitrice fu d'empio contrasto,
e diede altrui sì gloriosi esempi,
sacrando in varie parti altari e tempi,
e 'l cor, più d'ogni tempio e puro e casto,
quasi fosse del Cielo alta colonna?
Ché 'n ogni cor s'indonna
amor del giusto, e 'n onorata impresa
s'obblia, per nova grazia, antica offesa.
O quando t'assalì d'intorno e cinse
Ezzelino, il feroce empio tiranno?
Nel glorioso affanno,
fosti più lieta del sonoro grido?
Perch'invitto guerrier, che tutto vinse
con quella man ch'era assai pronta a' carmi
ma via più forte a l'armi,
lo scacciò dal tuo verde ombroso lido
pur come di virtù nemico infido,
e spesso ruppe le sue schiere e sparse.
Ovver di fama più onorata i fregi
avesti allor ch'in periglioso campo,
via più veloce che fulmineo lampo,
(taccio l'altre sue spoglie e i cari pregi)
vincitore in un dì tre volte apparse?
O per lagrime sparse
a Pinamonte, a l'umil plebe amico,
rimembri con diletto il duolo antico?
O quando, vinto pria Manfredi in guerra,
contaminato del paterno oltraggio,
col re possente e saggio
Guido fece d'onor più raro acquisto
là 've di sangue l'infelice terra
ondeggiava e tra spoglie ed armi sparte
orribil Morte e Marte
correan con volto lagrimoso e tristo?
O quando il vecchio figlio, a tempo avvisto,
macchia non volse onde l'onor s'asperga;
ma 'n sé dolente e 'ncontra Amor severo
d'ingiusto scorno in quell'ingiusto sangue
lavar si volle e fé 'l tiranno esangue?
Ei, come degno sol di giusto impero,
insegnò altrui come l'onor si terga,
come s'innalzi ed erga,
come più bel dopo l'ingiurie ei splenda,
ed oppressa virtù più forte ascenda.
Tu ricca d'avi, alma città famosa,
fosti non pur, ma fortunata al mondo;
di nipoti ei fecondo:
anzi accrebber sua gloria e quelli e questi;
ma chi nel sen de l'alta notte ombrosa
ardisce numerar le vaghe stelle,
opre antiche e novelle
racconti e i nomi onde tu gloria avesti,
perché sopita grazia omai si desti
d'antico fatto e 'l fosco obblio no 'l copra
de gl'ingrati mortali, onde sovente
del passato s'oscura alta memoria;
e parte aspira a la moderna gloria
de' novi eroi, ch'è quasi un sol lucente,
lo qual, rotte le nubi, i raggi scopra.
Ben fu mirabil opra,
perché le sue non vanti Asia od Egitto,
fare invitta magione a duce invitto.
Di barbariche genti alta possanza,
il varco in te non tenta e non aperse;
e, qual Porsenna o Serse,
che fece oltraggio al mar di novo ponte,
Attila parte, e quel ch'ogni empio avanza,
e Federigo al re del ciel rubello;
ma lieto onore e bello,
e nobil pompa e senza oltraggi ed onte
duo grandi augusti in coronata fronte
pria Sigismondo e poscia Carlo accolse;
quegli a Francesco onore accrebbe e grado,
e l'aquile e la croce, altero e grande
dono, cui la sua stirpe innalza e spande;
questi al figliuol di lui, che 'l fosco guado
fece sanguigno allor ch'al ciel le sciolse,
onde Francia si dolse.
Così trionfi di fortuna incerta,
chiusa a la guerra e solo in pace aperta.
Così la gloria de l'invitto padre
accresce il figlio e palme aggiunge a palme,
le città prende e l'alme;
l'altro figliuol la terra e l'onde varca
e segue Carlo e tra l'ardite squadre
primo chiede i perigli, i premi estremo;
alfin, duce supremo
era secondo a chi sedea monarca,
quando il filo troncò l'invida Parca.
Così Guglielmo al ciel l'erede ha scorto,
d'altre città signor ch'affrena e regge
e la gloria de gli avi in lor rinnova;
e l'uno i greci augusti, e l'altro a prova
orna i romani, i quai diero arme e legge;
e mentre soggiogar l'occaso e l'orto,
qui virtute ebbe il porto,
la fede Olimpo, e Febo altro Parnaso
ed altro sol che non conosce occaso.
Qui l'auro e 'l lauro il mio signor corona,
né d'altrui fosti mai più altera o lieta,
né man più giusta il freno allenta o stringe
o più cortese a chi s'inchina umile,
né più dotta a la spada e 'n dolce stile,
e te di vero amor circonda e cinge
muro sublime più di Pindo e d'Eta;
né la tua fé s'acqueta,
benché sii forte e di sicura possa,
e sovra Olimpo è minor Pelio ed Ossa