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By Torquato Tasso

Ciò che Morte rallenta, Amor, ristringi,

amico tu di pace, ella di guerra,

e del suo trionfar trionfi e regni;

e mentre due bell'alme annodi e cingi,

così rendi sembiante al ciel la terra

che d'abitarla tu non fuggi o sdegni.

Non sono ire là sù: gli umani ingegni

tu placidi ne rendi e l'odio interno

sgombri, signor, da' mansueti cori;

sgombri mille furori,

e quasi fai col tuo valor superno

de le cose mortali un giro eterno.

E 'n questa parte, ov'è sì bello il mondo

e sì conforme al ciel, perché riluce

tutto de' suoi celesti e chiari lumi,

del suo primo splendor splendor secondo,

e di sua luce accendi un'altra luce

da l'Arno ritornando al re de' fiumi,

tornano i graziosi alti costumi

che morte estinse e quel valor rinverde;

fiorisce la beltà di riva in riva,

la gloria si ravviva,

la grazia si rinnova e nulla perde,

ché s'alcun ramo è secco, il tronco è verde.

Anzi i duo tronchi e le due stirpi eccelse,

Medici ed Este ond'ha l'Esperia antica

gran vanto, e quasi tocca in ciel le stelle.

E ne le fronde la virtù si scelse

felice nido, e sotto l'ombra amica

coperse queste sponde insieme e quelle;

e quinci incontra a' nembi, a le procelle

d'Adria l'una s'innalza e i venti sprezza;

e quindi l'altra è sovra il mar Tirreno,

e 'ngombra il largo seno

d'odor, d'ombre, di fiori e di vaghezza;

né vidi in altra ancor maggiore altezza.

Qual vergine viola o bel giacinto

lega un sol filo ed una mano istessa

due piante inocchia in più mirabil modo,

tal Cesare a Virginia or sembri avvinto,

ch'a Cesare Virginia è già promessa.

E l'arte e la coltura insieme io lodo:

gemma par l'uno e l'altra ed occhio e nodo:

nodo di pura fé saldo e tenace,

occhio d'Amore e preziosa gemma

d'onor ch'Italia ingemma:

ond'ella splende e mira e stringe in pace

due germi illustri e più s'onora e piace.

Per questi spera ancor di novo ornarsi

d'Ippoliti e d'Alfonsi, e 'n lido o 'n monte

alzar novo trofeo di spoglie e d'armi;

e più lieta che prima e bella farsi,

e d'altre torri incoronar la fronte

segnata di fin oro i bianchi marmi.

Dolci rime fra tanto e vaghi carmi

l'orrido verno ascolti, e si rallegri

a i vari balli e rassereni il cielo

e intepidisca il gelo,

e nulla turbi in terra i giorni allegri,

né de le feste notti i corsi integri.

Canzon, vedrai pompe notturne e giochi,

lampi in teatri e fochi,

e città finte in vere e 'n false larve,

beltà verace in cui sì rado apparve.