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Ciò che Morte rallenta, Amor, ristringi,
amico tu di pace, ella di guerra,
e del suo trionfar trionfi e regni;
e mentre due bell'alme annodi e cingi,
così rendi sembiante al ciel la terra
che d'abitarla tu non fuggi o sdegni.
Non sono ire là sù: gli umani ingegni
tu placidi ne rendi e l'odio interno
sgombri, signor, da' mansueti cori;
sgombri mille furori,
e quasi fai col tuo valor superno
de le cose mortali un giro eterno.
E 'n questa parte, ov'è sì bello il mondo
e sì conforme al ciel, perché riluce
tutto de' suoi celesti e chiari lumi,
del suo primo splendor splendor secondo,
e di sua luce accendi un'altra luce
da l'Arno ritornando al re de' fiumi,
tornano i graziosi alti costumi
che morte estinse e quel valor rinverde;
fiorisce la beltà di riva in riva,
la gloria si ravviva,
la grazia si rinnova e nulla perde,
ché s'alcun ramo è secco, il tronco è verde.
Anzi i duo tronchi e le due stirpi eccelse,
Medici ed Este ond'ha l'Esperia antica
gran vanto, e quasi tocca in ciel le stelle.
E ne le fronde la virtù si scelse
felice nido, e sotto l'ombra amica
coperse queste sponde insieme e quelle;
e quinci incontra a' nembi, a le procelle
d'Adria l'una s'innalza e i venti sprezza;
e quindi l'altra è sovra il mar Tirreno,
e 'ngombra il largo seno
d'odor, d'ombre, di fiori e di vaghezza;
né vidi in altra ancor maggiore altezza.
Qual vergine viola o bel giacinto
lega un sol filo ed una mano istessa
due piante inocchia in più mirabil modo,
tal Cesare a Virginia or sembri avvinto,
ch'a Cesare Virginia è già promessa.
E l'arte e la coltura insieme io lodo:
gemma par l'uno e l'altra ed occhio e nodo:
nodo di pura fé saldo e tenace,
occhio d'Amore e preziosa gemma
d'onor ch'Italia ingemma:
ond'ella splende e mira e stringe in pace
due germi illustri e più s'onora e piace.
Per questi spera ancor di novo ornarsi
d'Ippoliti e d'Alfonsi, e 'n lido o 'n monte
alzar novo trofeo di spoglie e d'armi;
e più lieta che prima e bella farsi,
e d'altre torri incoronar la fronte
segnata di fin oro i bianchi marmi.
Dolci rime fra tanto e vaghi carmi
l'orrido verno ascolti, e si rallegri
a i vari balli e rassereni il cielo
e intepidisca il gelo,
e nulla turbi in terra i giorni allegri,
né de le feste notti i corsi integri.
Canzon, vedrai pompe notturne e giochi,
lampi in teatri e fochi,
e città finte in vere e 'n false larve,
beltà verace in cui sì rado apparve.