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By Torquato Tasso

Talvolta sovra Pelio, Olimpo ed Ossa

portò leggere salme augel volante,

e sovra il mauro Atlante,

e su le nubi ove mai stral da l'arco

non giunse e non salì turbo spirante;

ma col volo mancò l'ardita possa

perché innalzar non possa

peso maggiore e più gravoso incarco.

Tal io, se mai cantando al ciel me 'n varco,

con picciol nome in su l'alzate penne,

veggio sotto le valli e i monti e i poggi,

né cerco ove riposi, ove m'appoggi;

ma dove stilo il vostro onor sostenne,

par di cadere accenne;

e se 'n alto mi spazio e non vacillo,

mi glorio in ciel tranquillo:

ché spargendo gran fama onor s'impetra

e pregio acquista ogni sonora cetra.

Ma cantando per voi, sublime donna,

la nobiltà sia fonte in cui si versi

alta materia a' versi:

indi 'l principio s'apra, indi s'ordisca

ogni alta laude e vinca i casi avversi

la nobiltà, ch'è del valor colonna,

in cui si ferma e 'ndonna,

perch'altri pur l'onori e riverisca

come origine suol famosa e prisca,

né per contraria sorte oppressa giacque.

A voi diè cuna il mare, il mare in grembo

v'accolse e nel ceruleo e vago lembo

dove alato leon la terra e l'acque

tiene, com'al ciel piacque;

e fra palme cresceste e pompe ed ostri

de gli avi egregi vostri;

e 'l vostro merto è un mare, e, s'ora il solco,

ritornerò come Giason da Colco.

Altre più vere maraviglie e belle,

ond'ha l'etate antica invidia e scorno,

dentro son e d'intorno;

né già bugiarda fama altrui le finse,

né favolosi onori in rime adorno:

non Teti in mezzo a l'onde, o le sorelle,

ninfe leggiadre e snelle,

non conca o bianche spume in cui dipinse

greco pittor la dea che 'l pregio vinse;

ma son vera bellezza e vera gloria,

vero candore, anzi splendor sereno

ch'abbaglia occhio terreno,

degni di gran poema o pur d'istoria

ch'illustri alta memoria;

e 'l bel nome, che piace a' vaghi sensi,

ove se 'n parli o pensi,

e vero e casto amor di nobil alma

sotto giudice grande ha certa palma.

Ché dove il padre augusto alzò Giovanna

e grandezza di scettri e di corone,

nudo Amor voi ripone,

Amor grande, Amor saggio, Amor pudico,

che prima non seguì selvaggia Enone:

Amor che non si turba e non s'inganna,

né 'l biasma e no 'l condanna

mente sublime. Or ceda esempio antico,

ceda amante e pastor di furti amico

a lui che la Toscana adorna e regge,

giudice di beltà più dotto e scaltro

che non fu già quell'altro;

e s'ella pur lo sprona, ha fren di legge,

non tra ruvide gregge,

non tra gli armenti usato e tra' bifolci,

ma tra studi più dolci:

ché l'alto imperio già non perde in guerra,

ma cresce novo onor d'antica terra.

E direi, non facendo al vero oltraggio,

cedali il domator del reo Procuste,

ché d'imprese più giuste

gloria maggior invitto core attende;

e son or quasi oscure e quasi anguste

lodi antiche e lontane al vivo raggio

di lui, ch'è forte e saggio.

E se pur l'un da l'altro a noi discende,

né più fama canuta omai contende,

ch'alzò quasi del tempo un bel trofeo,

o se qual pianta c'ha gran rami ed ombra

l'antichitade adombra,

siasi eguale al gran duce il gran Teseo;

né si vanti d'Egeo,

pari Atene a Fiorenza, e i nomi e l'opre,

che lunga età non copre;

ma questo amor, quanto n'udiro innanzi,

e questa fede ogni memoria avanzi.

Oh! quanto è più felice il nuovo esempio,

quanti diversi effetti e 'n quanti modi

hanno più chiare lodi,

di quel lungo rimbombo indi raccolto!

Indi miriam due rapti e mille frodi,

altari violati ed arso tempio,

e l'uno e l'altro scempio

di Polidoro tronco, e guasto il volto

d'Ettore sanguinoso e non sepolto,

di tanti figli orbo e dolente il padre;

schiere in fuga rivolte, accesi legni,

estinti fochi e non estinti sdegni,

e morti e roghi e faci oscure ed adre,

mesta e piangente madre,

Troia in fiamme conversa; a faccia a faccia

Europa Asia minaccia;

son fulminanti duci; e sponde a sponde,

venti a venti contrari, ed onde ad onde.

De l'altra parte il passar vostro a l'Arno

bellezza accrebbe e grand'onor gli aggiunge,

e due città congiunge,

due famose città fra 'l mare e i monti:

talché non le perturba o le disgiunge

quella discordia, ond'io mi struggo e scarno;

ma pur ch'il tenti indarno,

ed al cielo alzeranno amiche fronti

e desiri concordi avranno e pronti,

presti i cavalli, e 'n mar le navi e l'arme,

mentre il fiero Ottoman ripone e serba

ne l'alta mente sua l'ingiuria acerba;

e dove tromba suoni il fero carme,

perch'uom s'infiammi ed arme,

non fia chi più si mova e più s'accenda,

e più s'adorni e splenda:

così fermi legami annoda e tesse

casta beltà, ch'alto giudicio elesse.

Canzon, tu non vedrai tra fera turba

donna amata, odiosa o vana imago,

là 've adorare il volgo i mostri volse,

ma dove a Marte idolo antico ei tolse;

né falso re v'onora o vero mago,

latrante cane o drago,

fra mille suoi divoti e fidi servi.

Or ti raccolga e servi

pudica moglie in lieta pace e santa,

che di candore e d'onestà s'ammanta.