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By Antonio Tebaldeo

Io son, come tu vedi, a l'ultima hora

di questo viver mio fugace e corto;

e tanta è la mia fe' che, benché a torto

da te sia spinto al fine, io t'amo anchora.

E certo, donna, non mi duol ch'io mora,

però che morte a' miseri è un conforto;

ma duolme che dirasse ch'io sia morto

per tua cagion: questo m'aflige e acora!

Non scio come celar se possa mai,

ché tanto tempo è che a te chieggio aiuto,

che chi strugger mi fa vulgato è hormai;

onde mi duol che, come ebbi perduto

il core al cominciar di tanti guai,

non persi anche la lingua e restai muto.