128r (Gambino Aretino)
Vien costui dal levante o vien dall'ostro,
o dal fiume Penneido o da' suoi liti,
che va essaltando i miei sensi inviliti,
como io mertassi aver corona d'ostro.
Visto me pare avere un nuovo mostro,
guardando i versi suoi tersi e politi;
certo i suoi andamenti son nudriti
fra Giove e Apollo, e non dal secol nostro.
Deh, non mi dar, Giovanni, tal traversa
che col nome d'un altro te ricopre;
vuoime tu forse far fallir la porta?
Ben cognosco io la vesta gialla o persa;
sì, se divo poeta ei vien di sopre,
tuo cavallo è sì buon che ti trasporta.