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By Niccolò da Correggio

Per dar ristauro a le dïurne cure

solea bramar la quieta nocte e il lecto;

or li odio, ché altro in lor più non m'aspecto

che sogni orribili, incubi e paüre.

Più dolce sonno han ne le sepulture

i morti, ch'io non ho sotto il mio tecto:

loro il suo corso han facto, io a quel m'assetto,

e per vie forsi non sì ben sicure.

Và, dunque, nocte fastidiosa e longa,

e torna presto, e il dì presto sen vada,

che al lecto eterno anch'io presto mi ponga.

Radoppi Febo a suo' destrier la biada,

e se non baston quei quattro, altri agionga,

ché infamia è il frequentar tanto una strada.