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Lasso, che feci! abbandonai la bella
Sponda del Tebro, e volsi all'Adria il piede;
Cangiai la ferma in un'instabil sede,
E la calma lasciai per la procella.
L'unico pegno mio, che vive in quella,
Per delizia del cor l'occhio non vede:
Perduti ho i dolci baci, e più non riede
La frequente tra noi mensa e favella.
L'ostro ch'ei cinge, onde n'andai fastoso
Più di lui molto, io non mi veggio appresso,
E 'l piacer che ne trassi or m'è penoso.
Così dagli anni e dalle cure oppresso,
Mentre ricerco invan figlio e riposo,
Ah che non trovo in me quasi me stesso.