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Barbaro usurpator del Regno santo,
Ch'avea già la ragion, cui serva or hai
Al tuo carcere avvinta, Amor, che fai?
Che fai nel sen, ch'io già più mio non vanto?
Crudel, qual arte, oimè, qual fero incanto
Cangiato ha in spine i fiori, in ombre i rai?
Quanto l'empia tua man vi sparse mai
Seme, ond'io colga ognor miseria e pianto!
Chi Fabro di bell'opre a dirti prese
Ne' carmi suoi, Fanciul, (saper tu 'l déi),
Parlò da scherzo, ed il contrario intese.
Perfido, io dir vo' altrui chiaro chi sei;
E se perciò raddoppierai l'offese,
Darà fede il mio sangue a i detti miei.