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Laddove il suo gran capo un alto monte
Innalza, l'antichisssima Preneste,
Che d'aspri orridi sassi il dorso veste
Tra le memorie più famose e conte,
De' tempi e degli avversi fati all'onte,
E all'onte di sventure inique e infeste,
Oppon suoi avanzi in quelle balze e in queste,
Ond'erge ancor la gloriosa fronte.
Quivi mirai della volubil Dea
L'altero Tempio e il chiaro seggio adorno:
Ma non v'era ella più, come io credea.
Or dove mai cercarla, e in qual contorno
Trovarla io spererò, se, dove avea
E sede, e culto, ella non ha soggiorno?