13. La dolce ciera piagente
La dolce ciera piagente
e li amorosi sembianti
lo cor m'allegra e la mente
quando mi pare davanti,
sì volontieri la vio
quella cui eo amai;
la bocca ch'eo basai
ancor l'astetto e disio!
L'aulente bocca e le menne
lo de lo petto le cercai,
fra le mie braza la tenne;
basando m'adomandai:
" Messer, se ve n'ate a gire,
non facciate adimoranza,
chè non esti bona usanza
lassar l'amor e partire ".
Allotta ch'eo mi partivi
e dissi " a Deo v'acomando ",
la bella guardò inver mivi,
sospirava lagrimiando;
tant'erano li sospiri
c'a pena mi rispondia,
la dolze donna mia
non mi lassava partiti.
Io non fûivi sì lontano,
che lo meo amor v'ubriasse,
nè non credo che Tristano
Isaotta tanto amasse.
Quando vio venir l'aulente,
infra le donne apariri,
lo cor mi trae di martiri
e ralegrami la mente.