13 - Perché, perché il vigore

By Antonio Brocardo

Perché, perché il vigore

A le mie care erbette

Manca? Perché riflette

Ciascuna il capo come l'uom che more?

Perché, perché il colore,

Perché ciascuna perde

De le belle vïole?

Ov'è 'l bel perso e 'l verde,

E quello odor che suole

Far in me, più che 'n or raggio di sole.

Ché, però ch'a voi manche

Radice, acqua e terreno,

Temete venir meno

E son, ahi son, le foglie afflitte e bianche?

Deh, perciò non imbianche

Morendo alcuna il volto;

Non già vi si disdice

Viver forse ancor molto:

Ch'a voi (se dir mi lice)

Terra fia la mia voce, acqua e radice.

Vivrete eterne ancora,

E se prometter tanto

Da sé non pò il mio canto,

Vivrete almen per cui mi prega ogn'ora

Che le mie rime fora

Escano quali sono.

E poi ch'Amor m'impetra

Ch'ella n'ascolti il suono,

Se piombo fosse, o pietra,

Vosco il grave mio stil su in Ciel penetra.

Sete, pur sete quelle

Che da la man gentile,

Molle, bianca e sottile

L'umor prendeste, ond'or sete sì belle;

La man che 'l cor mi svelle

Sì come a voi d'intorno

Svelse stecchi e rie foglie,

Il terren d'ogni intorno

Purgando, e vostre spoglie

Empiendo di quel ben che 'n lei s'accoglie.

Sete pur quelle voi

Che con l'unghie, di perle

E rubini a vederle,

Colte già foste, e co' bei diti suoi,

Da madonna, che poi,

Strette ad un, vi raccolse

Col serico ritegno

E caramente volse

Di tal don farmi degno,

Dolce de l'amor suo memoria e pegno.

Ben da lei certo move

L'erbetta e i gentil fiori;

Ecco i soavi odori,

Che nei bei labri stanno e non altrove;

Ecco il pregio e le nove

Forme del vago aspetto;

Ecco il fior di beltate

Con gli altri, ad un, ristretto;

Onde, vïole, amate

Sarete per colei che 'n voi mostrate.

In sua vece sarete

Ogn'or presso al mio fianco.

E pur ch'io mi possa anco

Farvi seggio nel cor, quivi starete;

E le mie voglie liete

Saran, sol ch'io vi tocchi

E che con voi ragioni

Di lei, de' suoi begli occhi

E, in mezo a' miei sermoni,

Mille e più basci a vostre foglie doni.

Canzon, se culto avesti

Meglio e più dottamente

L'erbette e i versi miei,

Girtene arditamente

Poteresti a colei

Che tanto è bella quanto roza sei.