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By Auteur inconnu

Quaggiù battendo l'ali

Vegna quel Dio, ch'alto savere infonde,

E nuove forme alla mia mente imprima,

Per che al gran merto eguali

Di lei, ch'alme virtudi in seno asconde,

Con dir facondo omai le laudi esprima.

Tanto non può la rima:

Pure a lodar Giovanna, io sento al core

Le fibre accese di Febeo calore.

Ben non fia lieve impresa

De' vani affetti il contrastar l'impero,

E non errar, dove i piacer' son tanti.

Non ha d'anima accesa

Di santa puritade il pregio vero

Chi non disface gli amorosi incanti.

Né d'innocenza i vanti

Possiede chi dagli agi è lungi assai,

Ma chi puote peccar, né peccò mai.

Men chiara a' tuoi splendori

Della forte Giuditta appar la palma,

Che di Betulia il fier nimico estinse.

Son tue glorie maggiori,

Che sortisti dal Ciel più nobil alma,

Trionfar di chi l'uom fra lacci strinse.

E s'egli il Mondo vinse,

Da che posasti il piè nel sacro Chiostro,

Tu il Mondo hai vinto e il formidabil mostro.

Taccia l'antica fama

Delle Donne più invitte i degni pregi,

Ch'ebber di bella gloria il core onusto.

Indarno Roma acclama

Delle prime Vestali i fatti egregi,

Ch'illustrar' sì quel secolo vetusto.

Se del tuo cuore augusto

Tante le doti, e tai di te son l'opre,

Che il nuovo onor l'antico oscura e cuopre.

Le Grazie e i santi Amori

Splendonti uniti nel leggiadro volto,

Che di Amirisca e della gran Nipote

Fé paghi i regj cori:

D'eterno Amore il fuoco, in seno accolto,

Traspira ancor su tue purpuree gote.

Qual Sol sull'auree ruote,

Ben è ragion che viva or ti sollevi,

Perché dài luce altrui, non la ricevi.

Per marziali imprese

Chiari, e per Goto sangue, i degni tuoi

Avi fermar' già nell'Iberia il piede.

Quindi al Sebeto scese,

E il fé più illustre co' trionfi suoi

Di quel prisco valor la Prole erede.

Ma sovra ogni altro eccede

Tua virtù, che per strada erta e sublime

In fresca etade orme di gloria imprime.

Ma dove, dove, o Musa,

Oltre si porta il temerario stile?

T'arresta omai confusa,

Ché il plettro tuo per sì grand'Alma è vile.

D'altra penna fia d'uopo, e d'altra lena,

All'alta impresa; onde il tuo corso affrena.