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By Torquato Tasso

Come nel fare il cielo il Fabro eterno

le pure e somme parti e più lucenti

prese da gli elementi,

e nel formar le stelle erranti e fisse;

così l'anima vostra a l'alte menti

simile ei fece, e 'l magistero interno

al lavoro superno

d'agguagliar simigliando allor prefisse,

e mille varie forme in sé descrisse.

Quinci "D'ogni virtute il sommo io sceglio"

disse "per farla a meraviglia adorna".

Talché l'alma gentil che 'n voi soggiorna

è d'ardente splendor lucido speglio,

e del più bello il meglio;

né raggi tanto chiari e lieti or vibra

Apollo in Tauro o 'n Libra,

quanti ne sparge il sol che 'n voi risplende,

onde ogn'altro il suo lume accresce e prende.

In voi prudente è la Giustizia, e giusta

è la Prudenza, e Pudicizia è forte

ne l'amor del consorte,

e Fortezza è pudica: oh bella schiera,

che 'l fato non temea, non l'empia sorte,

non fuga, esiglio e non prigione angusta,

non morte o forza ingiusta,

non fiamma o spada o precipizio o fera

or non è men costante e meno altera,

né temeria quel ferro onde s'aperse

Lucrezia il petto o 'l foco acceso o l'angue

che depreda gli spirti e 'nfetta il sangue,

sol per sottrarsi a le fortune avverse

di Pompeo e di Serse;

e del petto faria con novo esempio

tomba non pur, ma tempio;

né sarebbe di vita avara e parca

al vostro sposo, e sprezzeria la Parca.

Ma come varie schiere ha duce invitto

spesso raccolte in onorata impresa,

e pur senza contesa

vince talvolta e fa più nobil opra;

così vostra ragion, per far difesa,

squadra molte virtù; ma 'l core afflitto

per doglia o per despitto,

o per ira o timor non vien che scopra,

né 'n contrasto noioso unqua s'adopra,

né trova cosa al bel desio molesta,

ma lieta la fortuna e 'l ciel benigno,

l'altare, il serpe, la corona e 'l cigno,

ed ogni stella, ch'è là sù contesta,

a favorirvi è presta;

non sol Giove e Saturno e gli altri erranti

con placidi sembianti

rimiran l'alto albergo ove pria nacque,

e questo sì lucente in riva a l'acque.

E come nave può ch'arbori e sarte

abbia e vele e governo i venti e l'onde

solcar, benché profonde,

nel tempestoso Egeo di notte oscura;

ma pur sempre ella avendo aure seconde,

e 'l mar tranquillo intorno e 'n ogni parte,

senza nubi cosparte,

serenissimo il giorno e l'aria pura,

spiega le vele a l'Aquilon sicura

e vola per l'ondoso instabil regno;

tal nei perigli in voi pronta sarebbe

la vostra alta virtù, poi ch'ella crebbe,

né sono pigre l'arti o 'l chiaro ingegno;

ma di fortuna sdegno,

o fero occaso od apparir di stella

non move atra procella,

e 'l ciel ride, il mar tace e splende il raggio,

e l'aura spira, e non vi turba oltraggio.

O fortunata, in qual lucente albergo

era Fortuna in ciel quando nasceste

con bellezza celeste,

con ogni aspetto ed ogni stella amica?

Or la corona pur del padre, o queste

deggio lodar mentre le carte i' vergo

e col pensier più m'ergo?

Ei dove il nostro mar la terra implica,

e fra gente più strana e più nemica

si fa temer col suo valor, con l'armi;

e quanto gira il sol dispiega e spande

nome famoso ed onorato e grande:

ei saggio, ei largo, erge metalli e marmi,

lodato in mille carmi;

egli fonda città, non pur corregge:

ed egli è viva legge,

ove i premi e le pene altrui comparta,

più che di Tebe re, d'Argo e di Sparta.

Ma 'l signor vostro in sul fiorir de gli anni

ne l'oriente del suo dì sereno,

non sol vi porta in seno,

ma nel cor vi tien viva e 'n mezzo a l'alma.

E cresce il vostro amor senza veneno,

senz'ire, senza liti o senza affanni;

batte fra tanto i vanni

la vostra fama gloriosa ed alma;

voi d'onestade, ei di valor la palma

ha fra mill'altri; ei legge o canta o scrive

leggiadri versi o, d'onorata polve

sparso, gli alti destrieri ei frena e volve

da mover guerra a l'africane rive;

e mentre in pace or vive,

d'armi coperto il porterian sul dorso,

vincendo i venti al corso,

tal che 'nsieme può far l'imprese illustri

ed istoria di sé per mille lustri.

Così ei diviene eterno; e voi nel figlio

perpetuo il fate; e la real sembianza

vi dà gloria e speranza

che sia stirpe immortal de' figli vostri;

e dovunque volgete intorno il ciglio,

vedete come giunto in un s'avanza

il senno e la possanza,

e si loda il valor con puri inchiostri;

vedete alti palazzi e pompe ed ostri,

scettri, corone, imprese, opre leggiadre,

vari pregi e trofei d'eccelse spoglie,

e quanti insieme adorna e quanti accoglie

il suocero, il fratel, lo sposo, il padre;

or, gemme ed arme e squadre,

e quanti innalzan templi e quanti altari,

terre soggette e mari,

città, popoli, navi in sen profondo,

e tutto intento ad onorarvi il mondo.

Canzon, tante virtù con tanti onori,

tante grazie del ciel, tanta fortuna

vedrai, dove t'invio, ch'al primo sguardo

dirai: "Per questa altezza il volo è tardo;

e ciò ch'altrove è sparso, or qui s'aduna,

talché altra luce imbruna".

Pur osa dirle neghittosa e lenta,

s'alcun giammai ne tenta:

"Questa d'eterno ardor poca favilla

e d'infiniti abissi, è breve stilla".