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Sovra un Trono di fuoco il Dio d'Amore
Stava sedendo, e vi tenea sua Corte,
E, spalancate al Tribunal le porte,
Spirava orgoglio in maestoso orrore.
Ordigni di barbarico rigore,
Da quei muri pendean lacci e ritorte,
E mille inciampi di contraria sorte
E mille inganni di quel reo Signore.
Curioso desio colà mi spinse,
Sol per vedere e senz'altro pensiero,
Ma un cieco laccio il folle piè m'avvinse;
E n'ebbi un duolo sì diverso e fiero,
Che dentro al cuore ogni potenza estinse:
Sì di me prese il crudo Amor l'impero.