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Io, che con voi, crudel, d'umil costanza
Armato, ebbi fin or dura tenzone,
Sebben non riportai palme e corone
Di quel vostro rigor, ch'ogn'altro avanza,
Non però fia che d'ogni mia speranza
Privo mi resti: ch'egli è pur cagione
Ch'io spanda eterna luce, e che risuone
In Pindo il nome mio chiaro a bastanza.
Qual se rigida pietra è da temprato
Acciar percossa, un vago lume intorno
Sparge e vive di fuoco auree faville;
Tal Io, mercé di quel rigore innato,
Che v'arma il cor, spero, di morte a scorno,
Viver famoso ancor mill'anni e mille.