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By Torquato Tasso

Quando ritardo a' miei pensieri il corso,

donna d'imperio degna, i vostri pregi

tesser volendo e 'l nome vostro in rime,

veggio farmisi innanzi al primo occorso

invitto duce e cavalieri egregi,

perch'io portar di Pindo a l'alte cime

tema, in suon più sublime,

spoglie, palme, trofei; l'insegne e l'armi

e 'l lucid'ostro e le corone io veggio,

e 'l sacro manto e 'l seggio;

e perché d'ogni ardire io mi disarme,

mute quasi le cetre e basso il carme.

Tal che dico fra me: "Chi poggia or tanto

quanto la fama lor s'innalza e spande?

Qual mai virtù me' vinse in casi avversi?

Questa è materia da stancar nel canto

Febo e Parnaso, ove in stil chiaro e grande

di gloriosa laude ordisca i versi.

Merti così diversi

o più raro valor, più degni esempi,

Italia non mirò, da poi ch'a terra

vide il suo imperio in guerra,

benché rammenti pur gli antichi tempi;

e quasi gli alzerebbe altari e tempi".

Così pensando, i miei desiri intenti

stanchi già sono anzi ch'io parli o scriva;

ma cortesia, deh! non mi prenda a scherno,

e gradisca il silenzio, i gravi accenti,

e 'l puro affetto ond'il parlar deriva.

Né già men bel de lo splendore interno

è quel ch'in voi discerno

di fuor, perle, rubini, avorio ed oro

e rose sparte in bianca e viva neve,

e 'n dolce spazio e breve

di natura e d'amor gloria e tesoro;

ma chi dipinge quel ch'io dentro onoro?

Quai saranno i colori e l'ombre e i lumi,

onde possa ritrar leggiadro stile

quelle virtù di cui già sete adorna?

o pietra in cui scolpire alti costumi

alcun possa talor d'alma gentile?

o penna, che descrive e poi distorna

quel che man dotta adorna,

e 'n varie guise pur colora e parte?

Ben si potrian lodar (non forse a pieno)

gli occhi e 'l volto sereno,

ma in descriver di voi l'interna parte

vinti sarian gl'ingegni e vinta l'arte.

E come in ciel veggiam la bianca Luna,

o chi vicino a lei si volge errante,

o più lontan Marte, Saturno e Giove,

ma contar non possiam, qualor imbruna,

de l'imagini sue, che son cotante,

ogni stella che tarda o presta move;

tal ne la mente, o dove

l'alma del suo splendor s'illustra e splende,

lucenti raggi il mio pensiero adombra,

quasi per nube od ombra;

ma de' vostri alti doni appena intende

la minor parte, e se n'abbaglia e accende.

Ed a quelli ch'ei scorge, il dir non basta

di lingua che si sciolga in pigre voci:

però ne l'alma il meglio ascondo e celo.

Portino il vostro nome, o bella, o casta,

mille cigni canori e più veloci,

dal Mincio a l'Arno, anzi da l'Arno al cielo,

mentre con puro zelo,

v'ergo statua nel cor quasi o colonna.

Bella è la chiara ed onorata fama

dove gloria più s'ama;

ma più bella virtù d'eccelsa donna,

ch'in cima siede e del suo cor s'indonna.

Canzon, perché alto sorga,

e sia de le sue lodi adorna e lieta,

ella tocca d'onor più nobil meta.