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Chi vide il sol lucente e puro il giorno,
e l'aria senza nubi e chiare l'onde,
e spirar l'aure e i più sereni venti,
e poi d'orrido vel coprirsi intorno
il ciel oscuro e 'l mar, ch'a l'alte sponde
si frange, e tra le nubi i lampi ardenti
e tempesta crudel, pensi e rammenti
l'imagine turbata e l'assomigli
al già sì lieto albergo ed or sì mesto,
che par quasi funesto,
là dove or langue il buon Alfonso e i figli:
così, Fortuna, lor turbi e scompigli.
Quai cerchiam di natura infermi e frali
più chiari esempi, e 'ncontro acerba morte
chi n'assecura e ne difende in terra?
Tanti guerrieri suoi quant'aspri mali,
tant'arme son quanti dolori: il forte
e 'l saggio cavalier temuto in guerra,
cui né di grave lancia incontro atterra,
né spada mossa da possente braccio,
anch'egli giace e langue: or che far ponno
vigor perduto e sonno?
egre donne e fanciulli? I servi io taccio,
che sono or quasi fiamma, or quasi ghiaccio.
Ond'uscir tanti mali, e di qual parte
se 'n volaro a turbar la festa e 'l gioco?
e senza dipartirsi, oimè! vi stanno?
e per volger antiche e nuove carte
medicina o rimedio ancor val poco,
onde si tempri sì gravoso affanno.
Ahi, Ferrara, ahi Ferrara! a questo danno,
perché mostri rea sorte ancor turbarse,
altro, se dritto estimo, egual non fora.
Leggesti di Pandora,
che già di tutti i doni adorna apparse;
ma questa ha più le stelle avare e scarse.
Scopria di vaga donna il ricco vaso
ardita mano, e parte a schiera a schiera
repente i mali uscian, pur come alati;
e da l'orto giungendo in fin l'occaso,
tutto quel ond'uom giaccia afflitto o pera,
fra' miseri mortali, a morir nati,
spargeasi al sommo, a l'imo, a mezzo, a' lati:
sol la Speranza ivi rimase al fondo,
ché volar non poté, rinchiusa l'urna.
Or bella mano eburna
serra la nostra speme, e 'l grave pondo
sopra v'impone; e che n'aspetta il mondo?
O dea, tu che discacci i mali e lunge
gli mandi, tu in lor volgi il dolce sguardo,
rasserenando il verno e la tempesta;
se giusto prego insino al cielo aggiunge,
deh! movi omai, ch'ogni altr'aiuto è tardo;
e se teco or ne vien pietate e resta,
né giammai senza te si trova o desta,
non consentir ch'estingua morte avara
onestate e valor, bellezza e senno,
ch'alto lume già fenno;
ma le tenebre nostre apri e rischiara,
ché così d'adorarti il mondo impara.
Deh! qual novo pittor t'adorna, o diva,
un tempio in questa riva?
che l'imagin con note erge e sospende,
mentre dal cielo il tuo favor s'attende?