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By Torquato Tasso

Chi vide il sol lucente e puro il giorno,

e l'aria senza nubi e chiare l'onde,

e spirar l'aure e i più sereni venti,

e poi d'orrido vel coprirsi intorno

il ciel oscuro e 'l mar, ch'a l'alte sponde

si frange, e tra le nubi i lampi ardenti

e tempesta crudel, pensi e rammenti

l'imagine turbata e l'assomigli

al già sì lieto albergo ed or sì mesto,

che par quasi funesto,

là dove or langue il buon Alfonso e i figli:

così, Fortuna, lor turbi e scompigli.

Quai cerchiam di natura infermi e frali

più chiari esempi, e 'ncontro acerba morte

chi n'assecura e ne difende in terra?

Tanti guerrieri suoi quant'aspri mali,

tant'arme son quanti dolori: il forte

e 'l saggio cavalier temuto in guerra,

cui né di grave lancia incontro atterra,

né spada mossa da possente braccio,

anch'egli giace e langue: or che far ponno

vigor perduto e sonno?

egre donne e fanciulli? I servi io taccio,

che sono or quasi fiamma, or quasi ghiaccio.

Ond'uscir tanti mali, e di qual parte

se 'n volaro a turbar la festa e 'l gioco?

e senza dipartirsi, oimè! vi stanno?

e per volger antiche e nuove carte

medicina o rimedio ancor val poco,

onde si tempri sì gravoso affanno.

Ahi, Ferrara, ahi Ferrara! a questo danno,

perché mostri rea sorte ancor turbarse,

altro, se dritto estimo, egual non fora.

Leggesti di Pandora,

che già di tutti i doni adorna apparse;

ma questa ha più le stelle avare e scarse.

Scopria di vaga donna il ricco vaso

ardita mano, e parte a schiera a schiera

repente i mali uscian, pur come alati;

e da l'orto giungendo in fin l'occaso,

tutto quel ond'uom giaccia afflitto o pera,

fra' miseri mortali, a morir nati,

spargeasi al sommo, a l'imo, a mezzo, a' lati:

sol la Speranza ivi rimase al fondo,

ché volar non poté, rinchiusa l'urna.

Or bella mano eburna

serra la nostra speme, e 'l grave pondo

sopra v'impone; e che n'aspetta il mondo?

O dea, tu che discacci i mali e lunge

gli mandi, tu in lor volgi il dolce sguardo,

rasserenando il verno e la tempesta;

se giusto prego insino al cielo aggiunge,

deh! movi omai, ch'ogni altr'aiuto è tardo;

e se teco or ne vien pietate e resta,

né giammai senza te si trova o desta,

non consentir ch'estingua morte avara

onestate e valor, bellezza e senno,

ch'alto lume già fenno;

ma le tenebre nostre apri e rischiara,

ché così d'adorarti il mondo impara.

Deh! qual novo pittor t'adorna, o diva,

un tempio in questa riva?

che l'imagin con note erge e sospende,

mentre dal cielo il tuo favor s'attende?