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Spiega l'ombroso velo
e de' più vaghi fiori
orna e dipingi, o Terra, il crine e 'l seno;
aure, spargete il cielo
de' più soavi odori,
facendo il dì più chiaro e più sereno.
Non ricusate il freno,
o minacciosi venti,
deposto il fiero orgoglio;
e chiusi in qualche scoglio
non dispergete in van gli altrui lamenti;
e regni un anno lieto
Zefiro mansueto.
Tu canta, o puro lago,
che quasi il mar simigli
e ne l'acque d'argento hai rena d'oro;
tu, Po, tu, Mincio vago,
tu, suo figliuol, voi figli
di monti alpestri, or fate un lieto coro;
voi di canne, io d'alloro
coronati cantiamo:
voi, pini, abeti e faggi,
voi colti e voi selvaggi,
più raddolcite il suon di ramo in ramo;
l'alno a l'acqua risponda,
ed al fiume la fronda.
Cantiamo, o cigni, il giorno
ch'Alessandro e Francesca
con sì felice nodo aggiunge insieme;
e 'l sol di luce adorno
là si ritorni ond'esca
più lieto poi da le contrade estreme,
né più la dolce speme
egli ritardi omai,
né foco aggiunga a foco,
ch'in gentil core ha loco;
ma spenga in mezzo l'onde i caldi rai:
ché fresca notte accoppia
meglio sì bella coppia.
Ha la notte i suoi pregi,
il rischio e le contese,
le sue chiare vittorie e le sue palme;
né mai de' vinti regi
più bel trofeo sospese
alcuno o riportò più care salme,
presi i corpi e non l'alme.
Qui non cinto o bipenne,
non elmo, non lorica
di spietata nemica,
non scudo, che man fera alto sostenne,
fan gloriose or queste
spoglie belle ed oneste;
ma bellezza e valore,
nobiltà, cortesia,
caste voglie e pensier leggiadro ed alto.
L'inespugnabil core
tu pria vincesti, e pria
rompesti quel suo duro e freddo smalto
nel caro e dolce assalto.
A te prima risplende
pietà ne' vaghi lumi,
ove ancor ti consumi,
e guerriera gentil vinta si rende
dolcemente e s'adira,
parte langue e sospira.
E mentre il tuo fratello
i più lodati agguaglia
con l'opre in guerra appresso il Reno algente,
più del vinto rubello
in notturna battaglia
ella ti fa gioioso, ella possente.
De l'estremo occidente
qual preda o qual tesauro
tanto s'estima e prezza,
quanto viva bellezza
di perle, di rubin, d'avorio e d'auro?
Questa vince e possiede
forza non già, ma fede.
Canzon, più non si vanti istoria o carme
d'Ercole e di Teseo,
mentre io chiamo Imeneo.