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By Torquato Tasso

Spiega l'ombroso velo

e de' più vaghi fiori

orna e dipingi, o Terra, il crine e 'l seno;

aure, spargete il cielo

de' più soavi odori,

facendo il dì più chiaro e più sereno.

Non ricusate il freno,

o minacciosi venti,

deposto il fiero orgoglio;

e chiusi in qualche scoglio

non dispergete in van gli altrui lamenti;

e regni un anno lieto

Zefiro mansueto.

Tu canta, o puro lago,

che quasi il mar simigli

e ne l'acque d'argento hai rena d'oro;

tu, Po, tu, Mincio vago,

tu, suo figliuol, voi figli

di monti alpestri, or fate un lieto coro;

voi di canne, io d'alloro

coronati cantiamo:

voi, pini, abeti e faggi,

voi colti e voi selvaggi,

più raddolcite il suon di ramo in ramo;

l'alno a l'acqua risponda,

ed al fiume la fronda.

Cantiamo, o cigni, il giorno

ch'Alessandro e Francesca

con sì felice nodo aggiunge insieme;

e 'l sol di luce adorno

là si ritorni ond'esca

più lieto poi da le contrade estreme,

né più la dolce speme

egli ritardi omai,

né foco aggiunga a foco,

ch'in gentil core ha loco;

ma spenga in mezzo l'onde i caldi rai:

ché fresca notte accoppia

meglio sì bella coppia.

Ha la notte i suoi pregi,

il rischio e le contese,

le sue chiare vittorie e le sue palme;

né mai de' vinti regi

più bel trofeo sospese

alcuno o riportò più care salme,

presi i corpi e non l'alme.

Qui non cinto o bipenne,

non elmo, non lorica

di spietata nemica,

non scudo, che man fera alto sostenne,

fan gloriose or queste

spoglie belle ed oneste;

ma bellezza e valore,

nobiltà, cortesia,

caste voglie e pensier leggiadro ed alto.

L'inespugnabil core

tu pria vincesti, e pria

rompesti quel suo duro e freddo smalto

nel caro e dolce assalto.

A te prima risplende

pietà ne' vaghi lumi,

ove ancor ti consumi,

e guerriera gentil vinta si rende

dolcemente e s'adira,

parte langue e sospira.

E mentre il tuo fratello

i più lodati agguaglia

con l'opre in guerra appresso il Reno algente,

più del vinto rubello

in notturna battaglia

ella ti fa gioioso, ella possente.

De l'estremo occidente

qual preda o qual tesauro

tanto s'estima e prezza,

quanto viva bellezza

di perle, di rubin, d'avorio e d'auro?

Questa vince e possiede

forza non già, ma fede.

Canzon, più non si vanti istoria o carme

d'Ercole e di Teseo,

mentre io chiamo Imeneo.