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Espero già risplende, Espero in cielo
alfin sorge aspettato al novo lume:
giovani, omai sorgete; or viva fiamma
dà bel principio co' notturni raggi
a questa chiara e fortunata notte:
vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno.
Vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno.
Vergini, e voi mentre s'oscura il cielo,
a questi amici de la fredda notte
fatevi incontra, e sol di questo lume,
lo qual fiammeggia d'amorosi raggi,
ed a prova cantiam sì bella fiamma.
La palma è ne l'incendio e ne la fiamma:
vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno;
elle son preparate, e i dolci raggi
di sì begli occhi, onde s'infiamma il cielo,
sgombrano ogni pensier col dolce lume;
ma la vittoria ama il pensar di notte.
Come nemico suol l'ombrosa notte
portar la face e destar fuoco e fiamma,
vieni, o crudo Imeneo, scuotendo il lume:
vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno,
e le tue spoglie sono al fosco cielo,
e i notturni trofei con pochi raggi.
Come amico talor co' primi raggi
de le stelle serene e de la notte,
vien desiato a l'imbrunir del cielo,
Imeneo, giungi e innalza ardente fiamma:
vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno,
e 'l sol medesmo ha men soave lume.
Espero, quale è in ciel più fero lume
o quali più odiosi e infesti raggi
(vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno),
tu n'involi qual ladro, e 'n questa notte
tu ne dividi, e l'alma nostra fiamma
splender farai sotto più algente cielo.
Espero, qual più amica è stella in cielo
e più benigno e più soave lume,
molte paion di ghiaccio, e dentro fiamma
sono a lo sfavillar de' santi raggi,
ed aman l'ombre d'una fredda notte:
vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno.
Vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno:
deh! non sparisca, o Tebro, al nostro cielo
tanto splendor, né cinga orrida notte
i sette colli e porti altrove il lume:
altrove sparga i suoi lucenti raggi
questa immortale e gloriosa fiamma.
Splende l'antica gloria in nova fiamma,
vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno:
l'accrescerà spargendo i vivi raggi;
or l'accresce del Mincio e illustra il cielo
non che la terra un chirro e nobil lume,
che non teme l'oblio d'eterna notte.
Già lucida colonna in fosca notte
quasi gran foco appare o quasi fiamma:
dove or lunge ne guida il puro lume?
Vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno,
e splendi come Febo in questo cielo,
Febo, a cui fanno aurea corona i raggi.
Alta colonna le faville e i raggi,
là dove l'ombra de l'oscura notte
giunger non può, dispiega al quinto cielo,
e qui l'aquila intanto ha vita in fiamma.
Vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno,
mentre è quasi fenice al chiaro lume.
Mentre è quasi fenice al chiaro lume,
tu, sol, nascondi oltre l'usato i raggi:
vieni, Imene Imeneo, ch'è spento il giorno,
ch'illustrissimi amanti illustre notte
accoppia, e fiamma Amor giungendo a fiamma,
d'immortal gloria eroi promette al cielo.
Un'aquila gran lume ebbe nel cielo,
gran colonna or la notte orni de' raggi:
vien con fiamma, Imeneo, ch'è spento il giorno.