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Celeste Musa, or che dal ciel discende
nova progenie in terra,
e pace han di lor guerra
l'aria e l'onde tranquille e cheto il vento,
prendi la cetra; e dov'inchina ed erra
il sol per via distorta e dove ascende,
l'alto suon che s'attende
spargi, e de le sue lodi alto concento,
qual di corso là sù veloce o lento:
perché il vecchio Saturno e 'l padre e 'l figlio,
che 'l sospinse in esiglio,
e tanti lor nipoti, ond'è ripieno
mar, terra e ciel sereno,
men chiaro esempio danno, ove si vanti
l'antica età di mostri e di giganti.
Qui non vedesti guerre interne o sdegni,
non discordie e furori,
non favolosi amori,
che quasi han fatto vergognar le carte;
ma verdeggiar le palme e i sacri allori
tra l'arme trionfali e i chiari ingegni
via più che in mille regni,
come sol vide il buon popol di Marte;
ed ornar la natura a prova e l'arte
cittate antica, e mansueto impero
d'invitto cavaliero,
che d'elmo ricopria canuta chioma,
qual Cincinnato in Roma;
poi di tre guerre e saggio e forte e giusto
a prova trionfò col grande Augusto.
Di questo nobil seme e di celeste
principio al mondo nacque
qui sovra lucid'acque
il figlio ed altri eroi famosi in armi,
i cui pregi la fama allor non tacque,
anzi l'ali spiegò veloci e preste:
ricordar ve 'n dovreste
voi che date gran pregio a gli alti carmi,
tal che l'hanno minor metalli e marmi;
e più de l'altre tu, che cerchi intorno
il ciel di lumi adorno,
onde scendon fra noi da l'auree stelle
l'alme leggiadre e belle,
onde questa volò con auree piume
ch'or apre gli occhi vaghi al nuovo lume.
Mentr'ella giù venia di sfera in sfera
ne' sereni viaggi
tra cerchi e lumi e raggi,
e tra forme lucenti e segni eterni
di fere che non fanno a l'alme oltraggi,
perché la gente, oltra ragione altera,
qua giù languisca e pera
e veggia rinnovar gli orridi verni,
tutti l'ornaro a prova, e que' superni
regni lasciando e gli alti seggi a tergo,
qual natio caro albergo;
ella parea portar diletto e pace
e ciò che giova e piace,
e lieta le spargea di fiori 'l grembo
la terra sparsa d'un celeste nembo.
E 'l Mincio fé parer chiari cristalli
e puro argento l'onde,
e ne l'antiche sponde
di smeraldo parean le foglie e l'erbe,
e gemme in su le rive e 'n fra le fronde
i fiori somigliar vermigli e gialli,
e fiorir prati e valli
e le piante mostraro alte e superbe
fiorita vista di bellezze acerbe;
e le gregge, pascendo, assai più bello
fecero e chiaro il vello;
e l'aure mormorar con dolci spirti
tra pini e faggi e mirti;
e risonò di cigni il dolce canto,
e tre volte s'udì: "Felice Manto".
E le voci sonora e lieta imago
replicava tre volte,
e perché ogni uom l'ascolte
tre volte le portò la Fama a volo
per l'abitate parti e per l'incolte;
ed io, quasi presago,
sovra il suo puro lago
l'intesi, onde temprai l'interno duolo.
Signor, che questo reggi e l'altro polo,
tal ch'un tuo picciol cenno al ciel profondo
è legge, e legge al mondo,
conferma le speranze e i detti nostri
da gli stellanti chiostri;
e se nube lontana il cielo adombra,
la scacci la virtù che 'l mal disgombra.
Onde cresca il fanciullo, e 'n lui risplenda
pur come raggio o luce
del padre e d'alto duce
e di tanti avi suoi la fama illustre;
e se vera virtute al ciel conduce,
né fortuna né fato in van contenda,
e glorioso ascenda
con le sue membra e segni il suol palustre
d'alti vestigi il suo valor trilustre;
e tra l'arti di pace ancor s'avanzi,
anzi tra l'arme, ed anzi
tra gli aurei scettri; al fin d'Olimpo in cima,
ov'è la fede, e prima
poggi a la Gloria e con serena fronte
fiammeggi armato in quel famoso monte.
Tu giacer il vedrai, canzone, in fasce,
e l'aquile, sostegno a l'aurea cuna,
segni d'alta fortuna,
quasi voglian portarlo in grembo a Giove.
Pur, mentre ancor non move,
se l'ali il sonno od altro affrena o lega
tu veloce e leggiera al ciel le spiega.