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Quai figure, quali ombre antiche o segni,
quali imagini vide ardenti e belle
il Gentile o l'Ebreo tra fiamme e lampi?
Quai promesse celesti a' lieti regni
fatte son ne' cerulei e larghi campi?
O voi, che rimirate in ciel le stelle
e predicete i nembi e le procelle,
come questi ch'io veggio
compartir tante grazie? e grazie io chieggio
d'antico error: di vecchio mal novelle
sul Mincio ov'ora i' seggio.
Ora che si rifà di spirto e d'acque
il fanciul, che soggetto a morte nacque
nel suo terreno stato; e, com'io scerno,
già rinasce immortale al regno eterno.
A l'alta luce, che rischiara e splende,
infermo è l'occhio umano e frale il guardo.
E per soverchio di splendor s'adombra,
come d'aquila ei sia, che 'n alto intende,
ché di giustizia il sol disperde e sgombra
quanto ebbe di fallace e di bugiardo
secolo antico; il ver dubbioso e tardo
questa luce ne illustri,
ascosa già tant'anni e tanti lustri,
ch'ogni altro lume è oscuro, e, s'io ben guardo,
non fa le menti illustri;
ma qual re de l'occaso o qual guerriero
per lui promette nel celeste impero?
che soffia (or ch'egli è volto a l'occidente)
ben tre volte Satan ancor possente?
Chi 'l volge a l'oriente, in ciel mirando
quella serena parte, ond'esce il giorno?
o qual sacrata man tre volte il segna,
tre volte l'unge? onde il Signor lottando
rassembri, e 'nvitto lottator divegna,
talché il nemico in van gli giri intorno
ne le terrene lutte e n'abbia scorno,
ove più fero assale,
e vinta miri ogni sua possa e frale,
e coronato il vincitor adorno
di corona immortale.
E chi tre volte poi segnato in fronte,
il sommerge nel chiaro e sacro fonte
perch'egli muoia e con Gesù risorga,
e l'alta gloria sua vicino ei scorga?
In così periglioso e fero assalto,
in cui s'accampa l'avversario antico
con mill'arti, mill'armi e mille inganni,
vesta ardito fanciul virtù da l'alto,
fede, speme ed amor, di pace amico
e di costanza in superar gli affanni,
e sprezzator del mondo e de' suoi danni:
arme dal ciel discese
a la stirpe real, per alte imprese,
perché faccia spiegar gli alteri vanni
ne le giuste contese;
né pareggi con lor gigante ignudo,
de' nipoti d'Enea dipinto scudo;
né quel che Roma antica accolse in grembo,
quasi caduto da celeste nembo.
Né s'altri giammai furo onde si vanti
famoso duce, e 'n lor tutto sfaville
il magnanimo cor di santo zelo;
ceda chi porse aita al vecchio Atlante,
come fu detto, in sostener il cielo,
non che Teseo e 'l compagno o 'l fero Achille.
Frattanto al viver suo l'ore tranquille
siano e i giorni felici,
e benigne le stelle e i cieli amici,
e la grazia divina in lui si stille
qual pioggia in colli aprici,
e di sua chiara luce il dolce raggio
alto di gire al ciel calle o viaggio
segni e dimostri, e 'l desti e scorga il passo
per le sublimi vie non tardo o lasso.
Tra bella e sacra pompa
movi or, movi, canzon, lodando, al tempio
e dì: "Basta la fede al novo esempio,
mentre io prego e con voi pregando adoro,
bench'io parte non sia del vostro coro".