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By Torquato Tasso

Quai figure, quali ombre antiche o segni,

quali imagini vide ardenti e belle

il Gentile o l'Ebreo tra fiamme e lampi?

Quai promesse celesti a' lieti regni

fatte son ne' cerulei e larghi campi?

O voi, che rimirate in ciel le stelle

e predicete i nembi e le procelle,

come questi ch'io veggio

compartir tante grazie? e grazie io chieggio

d'antico error: di vecchio mal novelle

sul Mincio ov'ora i' seggio.

Ora che si rifà di spirto e d'acque

il fanciul, che soggetto a morte nacque

nel suo terreno stato; e, com'io scerno,

già rinasce immortale al regno eterno.

A l'alta luce, che rischiara e splende,

infermo è l'occhio umano e frale il guardo.

E per soverchio di splendor s'adombra,

come d'aquila ei sia, che 'n alto intende,

ché di giustizia il sol disperde e sgombra

quanto ebbe di fallace e di bugiardo

secolo antico; il ver dubbioso e tardo

questa luce ne illustri,

ascosa già tant'anni e tanti lustri,

ch'ogni altro lume è oscuro, e, s'io ben guardo,

non fa le menti illustri;

ma qual re de l'occaso o qual guerriero

per lui promette nel celeste impero?

che soffia (or ch'egli è volto a l'occidente)

ben tre volte Satan ancor possente?

Chi 'l volge a l'oriente, in ciel mirando

quella serena parte, ond'esce il giorno?

o qual sacrata man tre volte il segna,

tre volte l'unge? onde il Signor lottando

rassembri, e 'nvitto lottator divegna,

talché il nemico in van gli giri intorno

ne le terrene lutte e n'abbia scorno,

ove più fero assale,

e vinta miri ogni sua possa e frale,

e coronato il vincitor adorno

di corona immortale.

E chi tre volte poi segnato in fronte,

il sommerge nel chiaro e sacro fonte

perch'egli muoia e con Gesù risorga,

e l'alta gloria sua vicino ei scorga?

In così periglioso e fero assalto,

in cui s'accampa l'avversario antico

con mill'arti, mill'armi e mille inganni,

vesta ardito fanciul virtù da l'alto,

fede, speme ed amor, di pace amico

e di costanza in superar gli affanni,

e sprezzator del mondo e de' suoi danni:

arme dal ciel discese

a la stirpe real, per alte imprese,

perché faccia spiegar gli alteri vanni

ne le giuste contese;

né pareggi con lor gigante ignudo,

de' nipoti d'Enea dipinto scudo;

né quel che Roma antica accolse in grembo,

quasi caduto da celeste nembo.

Né s'altri giammai furo onde si vanti

famoso duce, e 'n lor tutto sfaville

il magnanimo cor di santo zelo;

ceda chi porse aita al vecchio Atlante,

come fu detto, in sostener il cielo,

non che Teseo e 'l compagno o 'l fero Achille.

Frattanto al viver suo l'ore tranquille

siano e i giorni felici,

e benigne le stelle e i cieli amici,

e la grazia divina in lui si stille

qual pioggia in colli aprici,

e di sua chiara luce il dolce raggio

alto di gire al ciel calle o viaggio

segni e dimostri, e 'l desti e scorga il passo

per le sublimi vie non tardo o lasso.

Tra bella e sacra pompa

movi or, movi, canzon, lodando, al tempio

e dì: "Basta la fede al novo esempio,

mentre io prego e con voi pregando adoro,

bench'io parte non sia del vostro coro".