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By Filippo Scarlatti

Salve Regina eccelsa, singulare,

ferma colonna che risprende e luce

fra l'altre com'un sol che sempre appare,

tu se' vera speranza e guida e duce,

fra noi mortal, d'ogni pace e concordia,

e per tuo mezzo ogni ben si conduce!

Tu fin ponesti all'orribil discordia

che fu fra 'l tuo Figliuolo e quell'antico

padre, ove in etterno ognun te essordia,

ché pel suo fallo era fatto nimico

di tuo città tutta l'umana gregge

e per tuo umiltà si fece amico,

cercando el tuo Figliuol la nuova legge

per far tornare a lui ogni ribello

e riempier lassù le vòte segge.

Veduto adunque el mansueto agnello

ch'altri che lui non n'avie degnitate,

ti mandò 'l suo ministro Gabriello,

'n figura umana a dispor l'ambasciate

come di te vestir vuol carne umana

per tua virginità e umiltate.

Illustrissima stella tramontana,

come 'ntendesti quel saluto santo,

istupefatta istie tuo mente sana.

Lo 'ngravidar di te fu in quel tanto

quanto penasti a dire: - Ecco l'ancilla

del mio Signore -. E lo Spirito Santo

in uno stante in ombra di favilla

obumbrando ti misse in ventre el seme,

pel qual l'umana gregge fu tranquilla.

Posò in te e tu in lui la speme.

- Magnifica, Signor, l'anima mia -

dicesti per piatà ch'al cor ti preme,

perché ripien fuss'ogni profezia,

come gli antichi savi avien parlato,

Davìt e Samüel e Geremia.

O degno frutto da te generato

in capo a nove mesi, e tu pulzella

restasti pria e poi che fussi nato!

Sacratissima, degna, umile e bella,

di te è nato el Padre e Sposo e Figlio,

invitta, eccelsa Madre, illustra e snella.

Corporalmente, sanz'alcun periglio

o duol di tua persona, el tuo vasello

partorì il degno frutto e 'l fresco giglio,

acompagnata da quel vecchierello

Ioseph, e 'l bue era nella capanna

col degno frutto in mezzo all'asinello.

Regina, e' si cantò per te Osanna,

rendendo grazie a te tutte le mente,

perché porgesti al secol dolce manna.

L'altra allegrezza, che ti fé galdente,

quando e tre Magi vennon col tesoro,

guidati dalla stella in oriente

avendo nel tuo gremio el divin coro,

Guasparre primo re fu 'nginocchiato;

basciando e piè, offerse el censo d'oro.

Toccando, statim quel fu diventato,

ch'era in decrepità, sì giovinetto

che l'uman secol fu maravigliato.

Tosto po' Baldassarri con diletto

incenso offerse, e santi piè baciando,

e dal tuo frutto quel fu benedetto.

In mirra il dono fa poi, seguitando,

d'India quel Marchionne t'ebbe offerto

col puro core e sempre te laldando.

Po', come santa Chiesa mostra aperto,

in braccio ha Semeone il Re divino

per la circuncision di tanto merto;

po' da Giovan Batista suo cugino

fu batezzato nel diserto tempio,

qual fu principio al novo e bel cammino.

Portando quel nel tuo mantello iscempio,

nutristil come fa il figlio la madre,

di lui veggendo mirabile essempio.

Seguir volendo el voler di suo Padre,

acciò che s'adempiessi ogni scrittura,

si misse in man di quelle genti ladre.

Per salvar tutta l'umana natura

sofferse morte cruda, e 'l terzo giorno

isplendiente apparve a tuo figura.

Po' ascese in ciel quel Creatore addorno;

la sesta fu sacratissimo amanto.

Avendo in Galilea il collegio intorno,

infuse in voi l'ardente Spirto Santo,

mandato a te in ispezie di colomba,

qual riscaldò l'appostolato santo.

Lingua di fuoco a ciaschedun rimbomba

sopr'alle teste di quel sacro Amore

della dolcezza della eccelsa tromba.

E la settima fu quando 'l Signore

lo Spirito dal corpo ti disciolse

e nelle braccia sua con gran dolzore

el corpo e l'alma insieme a sé racolse.

Ergo, chi ama te quel ben si fida,

po' che per te da tanto error ci tolse.

O fonte di piatà, colonna e guida,

che chi t'appella per sua avocata

tirerà l'alma dove 'l ben s'annida,

verginissima, pura, immaculata

Madre del ciel, ti priego c'hai a pregare

per me 'l tuo Figlio, che t'ha tanto amata.

Accettala, merzé, non indugiare,

Vergine umìl sanz'alcuna mancanza,

viva speranza del nostro adorare!

Io so che 'l picciol don non è abbastanza

qual a te converiesi all'orazione,

ma mie lingua s'è mossa a tuo speranza.

Or questa ultima prece e intenzione

a te dirizzo, Virgo inclita e pia,

fede e speranza a mia redenzione,

ché sanza te pregare invan saria

ogni opra di mortale a mio socorso,

e sarie scarsa ogni altra nostra via.

Vergine immaculata, s'io son corso

dinanzi a tuo clemenza, o degno fiore,

la tuo virtù parca 'l vizio trascorso.

Felice quel che t'invoca col core,

e ben nat'alma chi ti brama e cede

con pura fede e con perfetto amore.

O glorïosa madre, abbi merzede

dell'afritta città ch'è tribulata,

Fiorenza bella che ti porta fede!

Di cielo in terra pace gli abbi data,

e fa' che tutti insieme sieno uniti.

Madre, deh, non guardar nostre peccata,

ma scaccia e feri e crudi aspri appetiti

de' cittadin che a lei sono ribelli

acciò che' titol suoi sien più graditi!

Racomandoti ancora e mia fratelli

e padre e madre e suore, Istella diana,

pupilli e vedovette e orfanelli.

Passa qual acqua el mar bellezza umana,

e quel fior fresco è or palido e smorto,

che l'alma mia da te facìa lontana.

Ergo, ti priego ch'al mie viver corto

i' liberato sia da quello errore,

dove ciascuno in etterno sta morto.

O vaso di clemenza, alto valore,

per te, splendor, non per acuto ingegno,

noi possiam esser libri dal dolore!

Sacratissima, umìle, i' non son degno

di te parlar col mio fraile stile;

però ti priego che non m'abbi a sdegno,

me, che cognosco ch'io son vermin vile

e flagil peccator, somma clemenza:

miserere di me, Virgo gentile!

Guardami, Madre, dalla ria sentenza!

E qui fo fine al dire, o Mater Dei,

raccomandando l'alma a tua eccellenza,

non dicend'altro che: memento mei.