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Salve Regina eccelsa, singulare,
ferma colonna che risprende e luce
fra l'altre com'un sol che sempre appare,
tu se' vera speranza e guida e duce,
fra noi mortal, d'ogni pace e concordia,
e per tuo mezzo ogni ben si conduce!
Tu fin ponesti all'orribil discordia
che fu fra 'l tuo Figliuolo e quell'antico
padre, ove in etterno ognun te essordia,
ché pel suo fallo era fatto nimico
di tuo città tutta l'umana gregge
e per tuo umiltà si fece amico,
cercando el tuo Figliuol la nuova legge
per far tornare a lui ogni ribello
e riempier lassù le vòte segge.
Veduto adunque el mansueto agnello
ch'altri che lui non n'avie degnitate,
ti mandò 'l suo ministro Gabriello,
'n figura umana a dispor l'ambasciate
come di te vestir vuol carne umana
per tua virginità e umiltate.
Illustrissima stella tramontana,
come 'ntendesti quel saluto santo,
istupefatta istie tuo mente sana.
Lo 'ngravidar di te fu in quel tanto
quanto penasti a dire: - Ecco l'ancilla
del mio Signore -. E lo Spirito Santo
in uno stante in ombra di favilla
obumbrando ti misse in ventre el seme,
pel qual l'umana gregge fu tranquilla.
Posò in te e tu in lui la speme.
- Magnifica, Signor, l'anima mia -
dicesti per piatà ch'al cor ti preme,
perché ripien fuss'ogni profezia,
come gli antichi savi avien parlato,
Davìt e Samüel e Geremia.
O degno frutto da te generato
in capo a nove mesi, e tu pulzella
restasti pria e poi che fussi nato!
Sacratissima, degna, umile e bella,
di te è nato el Padre e Sposo e Figlio,
invitta, eccelsa Madre, illustra e snella.
Corporalmente, sanz'alcun periglio
o duol di tua persona, el tuo vasello
partorì il degno frutto e 'l fresco giglio,
acompagnata da quel vecchierello
Ioseph, e 'l bue era nella capanna
col degno frutto in mezzo all'asinello.
Regina, e' si cantò per te Osanna,
rendendo grazie a te tutte le mente,
perché porgesti al secol dolce manna.
L'altra allegrezza, che ti fé galdente,
quando e tre Magi vennon col tesoro,
guidati dalla stella in oriente
avendo nel tuo gremio el divin coro,
Guasparre primo re fu 'nginocchiato;
basciando e piè, offerse el censo d'oro.
Toccando, statim quel fu diventato,
ch'era in decrepità, sì giovinetto
che l'uman secol fu maravigliato.
Tosto po' Baldassarri con diletto
incenso offerse, e santi piè baciando,
e dal tuo frutto quel fu benedetto.
In mirra il dono fa poi, seguitando,
d'India quel Marchionne t'ebbe offerto
col puro core e sempre te laldando.
Po', come santa Chiesa mostra aperto,
in braccio ha Semeone il Re divino
per la circuncision di tanto merto;
po' da Giovan Batista suo cugino
fu batezzato nel diserto tempio,
qual fu principio al novo e bel cammino.
Portando quel nel tuo mantello iscempio,
nutristil come fa il figlio la madre,
di lui veggendo mirabile essempio.
Seguir volendo el voler di suo Padre,
acciò che s'adempiessi ogni scrittura,
si misse in man di quelle genti ladre.
Per salvar tutta l'umana natura
sofferse morte cruda, e 'l terzo giorno
isplendiente apparve a tuo figura.
Po' ascese in ciel quel Creatore addorno;
la sesta fu sacratissimo amanto.
Avendo in Galilea il collegio intorno,
infuse in voi l'ardente Spirto Santo,
mandato a te in ispezie di colomba,
qual riscaldò l'appostolato santo.
Lingua di fuoco a ciaschedun rimbomba
sopr'alle teste di quel sacro Amore
della dolcezza della eccelsa tromba.
E la settima fu quando 'l Signore
lo Spirito dal corpo ti disciolse
e nelle braccia sua con gran dolzore
el corpo e l'alma insieme a sé racolse.
Ergo, chi ama te quel ben si fida,
po' che per te da tanto error ci tolse.
O fonte di piatà, colonna e guida,
che chi t'appella per sua avocata
tirerà l'alma dove 'l ben s'annida,
verginissima, pura, immaculata
Madre del ciel, ti priego c'hai a pregare
per me 'l tuo Figlio, che t'ha tanto amata.
Accettala, merzé, non indugiare,
Vergine umìl sanz'alcuna mancanza,
viva speranza del nostro adorare!
Io so che 'l picciol don non è abbastanza
qual a te converiesi all'orazione,
ma mie lingua s'è mossa a tuo speranza.
Or questa ultima prece e intenzione
a te dirizzo, Virgo inclita e pia,
fede e speranza a mia redenzione,
ché sanza te pregare invan saria
ogni opra di mortale a mio socorso,
e sarie scarsa ogni altra nostra via.
Vergine immaculata, s'io son corso
dinanzi a tuo clemenza, o degno fiore,
la tuo virtù parca 'l vizio trascorso.
Felice quel che t'invoca col core,
e ben nat'alma chi ti brama e cede
con pura fede e con perfetto amore.
O glorïosa madre, abbi merzede
dell'afritta città ch'è tribulata,
Fiorenza bella che ti porta fede!
Di cielo in terra pace gli abbi data,
e fa' che tutti insieme sieno uniti.
Madre, deh, non guardar nostre peccata,
ma scaccia e feri e crudi aspri appetiti
de' cittadin che a lei sono ribelli
acciò che' titol suoi sien più graditi!
Racomandoti ancora e mia fratelli
e padre e madre e suore, Istella diana,
pupilli e vedovette e orfanelli.
Passa qual acqua el mar bellezza umana,
e quel fior fresco è or palido e smorto,
che l'alma mia da te facìa lontana.
Ergo, ti priego ch'al mie viver corto
i' liberato sia da quello errore,
dove ciascuno in etterno sta morto.
O vaso di clemenza, alto valore,
per te, splendor, non per acuto ingegno,
noi possiam esser libri dal dolore!
Sacratissima, umìle, i' non son degno
di te parlar col mio fraile stile;
però ti priego che non m'abbi a sdegno,
me, che cognosco ch'io son vermin vile
e flagil peccator, somma clemenza:
miserere di me, Virgo gentile!
Guardami, Madre, dalla ria sentenza!
E qui fo fine al dire, o Mater Dei,
raccomandando l'alma a tua eccellenza,
non dicend'altro che: memento mei.