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By Torquato Tasso

Musa, discendi omai dal verde monte

sul chiaro Mincio e cingi il crin di lauro,

mentre il corona d'auro

quel che le fronde tue non ebbe a sdegno;

spargi sue lodi ancor da l'Indo al Mauro,

quasi gran fiume dal tuo puro fonte,

e de l'altera fronte

il novo onore illustra e 'l chiaro ingegno,

che di loco senile il fa più degno.

L'una corona or prendi e l'altra or canta,

cui non crollò fortuna e non impose

con mani ingiuriose,

ma natura e virtù, che sì l'ammanta,

fatta matura in su l'etate acerba,

e lieta in tanta gloria e non superba.

Anzi molte virtù l'han fatto adorno:

quella che lunge vede e 'n alto intende

e che tutti difende,

e più riluce d'amorosa stella,

se vaghi raggi innanzi 'l sole accende

o da poi ch'è sparito al cielo il giorno;

e stanno a lei d'intorno

Fortezza e ciascun'altra onde si svella

o tronchi voglia a la ragion rubella,

e non paion l'istesse e non diverse

nel loro abito eletto e ne' sembianti,

pur come stelle erranti

l'una ver l'altra con amor converse.

Queste corona danno e chiara palma,

anzi corona son di gloria a l'alma.

Di queste ella si cinge e vibra i raggi,

più che lucide gemme in oriente,

del suo splendor lucente;

per queste antica fama ancor s'avanza

e vola incontra il sol da l'occidente

ed oltre i suoi ritorni e i suoi viaggi;

con queste i forti e i saggi

agguaglia e per natura e per usanza

ogni stato, ogni sforzo, ogni possanza.

Taccia intanto Fortuna ostro e diadema

d'Assiri e Medi, e de l'imperio afflitto,

e di Persia e d'Egitto

estrania pompa, o d'altra gente estrema,

arme ed insegne prese in breve guerra,

scettri e seggi calcati e sparsi a terra.

Perché la gloriosa e nobil sede

che Luigi innalzò, fera tempesta

di fortuna molesta

non turba già tant'anni e non la move;

e 'ncoronando l'onorata testa

questo suo novo successor possiede

ciò ch'a lui si concede

come sia grave salma, ond'ei rinove

l'antiche glorie e cresca ancor le nove.

Omai la dotta penna e 'l dolce carme

erano scarse lodi e scarsi onori,

né bastavan gli amori

e 'l frenare i cavalli e 'l mover l'arme:

tanto il senno vincea l'etate e l'opre,

e tesoro ei parea, se terra il copre!

Or ha ben largo campo in cui si mostri

fra popoli e città famose e liete,

e 'n cui le regga e quete

o pur le mova; e 'n cui si volga e stenda,

più che 'n teatri e 'n cerchi o 'ntorno a mete,

e 'n cui seco talor contenda e giostri;

né per gli affetti nostri

si turbi, o men sereno altrui risplenda;

ma quasi Olimpo in verso il cielo ascenda

sovra le nubi l'animo tranquillo,

dove non s'ode mai procella o pioggia,

né Borea od Austro poggia,

e dove sua natura e 'l ciel sortillo,

e sotto fremer senta e sdegno ed ira,

qual tuono o nembo che trascorre e gira.

Il mio signor nel chiaro alto sereno,

che nulla passion maligna adombra,

con pura mente e sgombra

gode in se stesso di perpetua pace,

e fuori la conserva, e sotto l'ombra

di sacre penne lieto è il bel terreno,

a cui fiorisce in seno

tutto quel che ne giova in terra o piace.

Con amicizia o con amor verace

virtù crescente in quest'età feconda

a gli alti ingegni è largo campo aperto,

ha favore ogni merto,

l'industria ha loda e de' suoi doni abbonda.

Arti, sorgete, e Poesia risorga,

suoni il suo nome e Tebro e Mincio e Sorga.

Canzon, dove ne vai rozza ed inerme

fra gemme ed ostro ed oro, e dove accampi

quasi muta a le trombe e cieca a' lampi?