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Pon freno, Musa, a quel sì lungo pianto
ch' Amor t' apre dal core,
e vestiti di ricco e lieto manto:
rendiamo a quella onore,
che col vago splendore
facendo il Cielo adorno,
mostra quand' è più oscuro un chiaro giorno.
O bella Luna, tu col bianco raggio,
or cornuta or rotonda,
sovente fai a l' atra notte oltraggio,
per non esser segonda
a colui che già fronda
la sua Donna vedeo,
onde piangendo ancor duolsi Peneo.
Tu di mille lucenti e chiari lumi
il crine coronato,
questo nostro emispero, e l' altro allumi,
e d' umor dolce e grato
l' erbette in ciascun lato
umida nutri, e rendi
fecondo ovunque i tuoi bei raggi estendi.
Indi contempli de' felici amanti
i cari furti, e senti
lodar le Donne lor con dolci canti,
e le doglie e i lamenti
odi de' più dolenti,
che parlan con gli augelli,
con le fiere, co' fior, cogli arbuscelli.
Vedi il tuo Endimion sovra 'l suo colle,
che 'l Ciel mirando fiso
chiama 'l tuo nome col bel volto molle:
e sopra 'l sasso assiso,
canta come conquiso
fu da la tua beltate
senza trovar un tempo in te pietate;
come custode poi del bianco armento,
vincendo tanta asprezza,
ti punse 'l cor d' amoroso tormento:
onde di sua bellezza
ti prese tal vaghezza,
che spesso per diletto
li basciavi dormendo il volto e 'l petto.
A te Cinzio fiorito e gli altri monti,
a te le selve ombrose
serba Erimanto, e i lor più puri fonti;
te fuggon le sdegnose
fiere ne le famose
selve di Creta, il dardo
tuo forte teme l' orso e 'l lieve pardo.
Non ti fece venir pallida o bianca
la fronte del Gigante
ch' a la fucina di Vulcan si stanca:
anzi con fier sembiante,
al gran Fabro davante,
i duri velli a forza
traesti for de la lanosa scorza.
De le vergini caste gli alti gridi
odi, sacra Lucina,
che lungo i verdi e dilettosi lidi,
infino a la marina
de la città reina
del Po, preganti ognora
per lei, ch' ognuna riverente adora;
per lei, che 'l chiaro Rodano e Garona,
il Ligeri e la Senna
onorano, di cui scrive e ragiona
ogni lingua, ogni penna,
onde la fama impenna
l' ali, e alzando il volo
porta il suo nome a l' uno e a l' altro polo.
Acciò ch' al parto fortunato lieta
porgi l' amica mano,
che 'l gravoso dolor scaccia et acqueta,
non consentir che 'nvano
ti preghi l' Occeano
con le Ninfe nutrici,
ch' al nascer di costei fur sì felici.
Spargete il ricco tempio, o caste Donne,
di croco, e di viole,
il crin sciogliendo su le bianche gonne,
e con dolci parole
la sorella del Sole
richiamate tre volte,
sì che dal Cielo con pietà v' ascolte.
Accendete cantando il puro foco
sovra i sacrati altari,
e spiri arabo odore in ogni loco:
dai vostri dolci e chiari
accenti ognuno impari
lodar la bella Diva,
et empia del suo nome Eco ogni riva.