139

By Bernardo Tasso

Pon freno, Musa, a quel sì lungo pianto

ch' Amor t' apre dal core,

e vestiti di ricco e lieto manto:

rendiamo a quella onore,

che col vago splendore

facendo il Cielo adorno,

mostra quand' è più oscuro un chiaro giorno.

O bella Luna, tu col bianco raggio,

or cornuta or rotonda,

sovente fai a l' atra notte oltraggio,

per non esser segonda

a colui che già fronda

la sua Donna vedeo,

onde piangendo ancor duolsi Peneo.

Tu di mille lucenti e chiari lumi

il crine coronato,

questo nostro emispero, e l' altro allumi,

e d' umor dolce e grato

l' erbette in ciascun lato

umida nutri, e rendi

fecondo ovunque i tuoi bei raggi estendi.

Indi contempli de' felici amanti

i cari furti, e senti

lodar le Donne lor con dolci canti,

e le doglie e i lamenti

odi de' più dolenti,

che parlan con gli augelli,

con le fiere, co' fior, cogli arbuscelli.

Vedi il tuo Endimion sovra 'l suo colle,

che 'l Ciel mirando fiso

chiama 'l tuo nome col bel volto molle:

e sopra 'l sasso assiso,

canta come conquiso

fu da la tua beltate

senza trovar un tempo in te pietate;

come custode poi del bianco armento,

vincendo tanta asprezza,

ti punse 'l cor d' amoroso tormento:

onde di sua bellezza

ti prese tal vaghezza,

che spesso per diletto

li basciavi dormendo il volto e 'l petto.

A te Cinzio fiorito e gli altri monti,

a te le selve ombrose

serba Erimanto, e i lor più puri fonti;

te fuggon le sdegnose

fiere ne le famose

selve di Creta, il dardo

tuo forte teme l' orso e 'l lieve pardo.

Non ti fece venir pallida o bianca

la fronte del Gigante

ch' a la fucina di Vulcan si stanca:

anzi con fier sembiante,

al gran Fabro davante,

i duri velli a forza

traesti for de la lanosa scorza.

De le vergini caste gli alti gridi

odi, sacra Lucina,

che lungo i verdi e dilettosi lidi,

infino a la marina

de la città reina

del Po, preganti ognora

per lei, ch' ognuna riverente adora;

per lei, che 'l chiaro Rodano e Garona,

il Ligeri e la Senna

onorano, di cui scrive e ragiona

ogni lingua, ogni penna,

onde la fama impenna

l' ali, e alzando il volo

porta il suo nome a l' uno e a l' altro polo.

Acciò ch' al parto fortunato lieta

porgi l' amica mano,

che 'l gravoso dolor scaccia et acqueta,

non consentir che 'nvano

ti preghi l' Occeano

con le Ninfe nutrici,

ch' al nascer di costei fur sì felici.

Spargete il ricco tempio, o caste Donne,

di croco, e di viole,

il crin sciogliendo su le bianche gonne,

e con dolci parole

la sorella del Sole

richiamate tre volte,

sì che dal Cielo con pietà v' ascolte.

Accendete cantando il puro foco

sovra i sacrati altari,

e spiri arabo odore in ogni loco:

dai vostri dolci e chiari

accenti ognuno impari

lodar la bella Diva,

et empia del suo nome Eco ogni riva.