14 (257)

By Auteur inconnu

Celebre ancor sotto le sacre piante

Memoria in Pindo han le Pierie suore

Del Palagio d'errore,

Opera già del Cirenaico Atlante,

Ove a drappel di Cavalieri errante,

Che s'avenìano in esso,

Strania prigione era il desire istesso.

Non sempre acciar di dure aspre ritorte

Dell'altrui libertà si fa tiranno:

Cova d'ordito inganno

Più di carcer crudel talora è forte;

Spesso con rotte sbarre e schiuse porte

A ritener possente

I corpi stessi è prigionia di mente.

Qual di corsier, che gli rapì l'incanto,

Prigionier ritenea la vana immago,

Qual di sembiante vago

Il lusinghevol riso o 'l falso pianto;

Ed i delusi Cavalieri intanto

Senza deporre usbergo

Gìan notte e dì pe 'l solitario albergo.

Pur, s'altri mai da impazienza vinti

Il piè traean dall'ingannevol nido,

Ecco nitrito o grido

Gli richiamava, o i simulacri finti.

E così a nuova diligenza accinti,

Facean lor vita dura

Di vana inchiesta una perpetua cura.

O real Donna, il cui poter sovrano

Al destino d'Europa il giogo impose,

Arbitra delle cose,

Per grand'animo grande e per gran mano,

Supplice a' piedi tuoi, pensa ch'invano

Non volsi oggi il pensiero

All'alte idee del Ferrarese Omero.

Suol così Clio, d'infaticabil' piume

Gli òmeri armata, disegnar gran' voli,

Or de gli eterei Poli

L'aere radendo, or d'Ocean le spume;

Poscia precipitando in valle o in fiume,

A non previsto segno

Del grand'arco scoppiar fa il nervo e 'l legno.

Altro Palagio d'agitati incanti

Gemer fa il Mondo in sull'Ausonia riva;

Altra turba cattiva

Vi mesce ognor co' suoi desiri i pianti;

E chi retaggio, c'ha perduto innanti,

Tenta se trovar puote,

E chi guadagno d'arrendevol dote.

E di frequenza s'ode antica e nuova

Gli atrj sonar della girevol sede,

Ché 'l suo desio vi vede

Ciascun di fuori, e dentro poi no 'l trova;

E, se mai stanco indi d'uscir fa prova,

Nuova speme il raggiunge,

Che di lontan s'appressa e presso è lunge.

Ma, se colà talor, sol presentando

L'amabil Sol delle sue vere ciglia,

Di Galafron la figlia

Valse a ritrarne il lusingato Orlando,

Basta per me, che di me stesso in bando

Vo tra il perduto stuolo,

L'ombra sol di Cristina o il nome solo.