14 (273)
Io non so come Amor, ch'oppresso e vinto
D'alto disdegno mi rimase a tergo,
Or passa Alpe e Pirene, e al nuovo albergo
Mi porta il fuoco, ch'io credeva estinto;
Che, bench'intorno al petto io m'abbia cinto
Di feroci pensier' temprato usbergo,
Ogn'arte, ogn'opra, ogni vigor dispergo,
E alfin rimango in mia ragion convinto.
Perciò rivolto al Vincitore io grido:
“Fuggii per tanto mar gli occhi di Iole;
Come or teco qui giunge il guardo infido?”
Ma, ridendo, risponde a mie parole:
“Quale è sì strano e sì deserto il lido,
A cui non giunga co'suoi raggi il Sole?”