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Mesto più giorni in queste amene e belle
Selve, io men vissi in libertà penosa,
Perché lontan dalla mia cara sposa
Rincresceami il piacer, che mi dean quelle.
E fiso riguardava in Ciel le stelle,
Per veder se fra loro era ella ascosa,
Temendo pur che Venere gelosa
Di sua beltà non la chiudesse in elle.
Or mentre il mio pensier nel dubbio inganno
Vivea, pensando al passo, ond'altri ha tema,
Nunzio del Ciel m'apparve in viso umano.
“Non temer, ch'alla gioia ed all'affanno
L'avrai”, disse, “compagna; e all'ora estrema
I lumi estinti ti chiudrà sua mano.”