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“Chi è costui, che per più ingiuria farmi
Rese non solo il proprio nome eterno,
Ma scuopre e avviva per maggior mio scherno
Le ceneri sepolte in freddi marmi?
Ah! non poss'io, come vorrei, sfogarmi
Col trar l'opre e l'Autore al cieco Averno:
Almen ciò ch'è soggetto al mio governo
Non sia tardo a provar lo sdegno e l'armi.”
Disse così l'invida Morte, e fiera
Girò la falce; e, ucciso il corpo, a volo
L'alma del Torre ascese alla sua sfera.
Allor d'illustri Nomi un ampio stuolo,
Che sorgeva, ricadde: ahi cruda e altera,
Quanta strage facesti a un colpo solo!