14. Canto d'Imeneo

By Luca Valenziano

O mia soave cetra,

fammi sentir quel suono

che più conviensi a chi è lassù beato:

oggi dal Cielo impetra

Vespasïan tal dono

che meglio non si spera in questo stato,

poi che li posi a lato

quella, de ch'io mi vanto.

Maravigliosa gioia

vince sospiri e noia,

né già mai cederà tal riso al pianto,

ond'io cantando godo

di questo sì felice e caro nodo.

Sorelle in Ciel gradite,

Aglaia et Eufrosina,

e Talia, quai grazie il mondo appella,

venite al ballo unite

meco, ché Ciscarina

degna è che giunga a voi quarta sorella.

Saggia, leggiadra e bella

quanto può darne il Cielo,

per cui conosce il mondo

quel ch'è fra noi giocondo,

e già spogliando lei del bianco velo

voi la bagnaste al fonte,

quando qual Vener si scoperse in fronte.

Pure Driade, e sante

ninfe del bosco sacro,

oggi non siate di bei rami avare;

così già mai le piante

Erisiton, quel macro,

vostre non tronchi, che vi son più care.

Or ghirlandette rare

tesso con nuova foggia:

però, dolci Napee,

con l'altre semidee

di fior spargete un'amorosa pioggia,

e per più largo onore

fate che Giove in Ciel senta l'odore.

Odi, felice coppia,

come ogni vago augello

dolcemente cantando i colli desta.

E amenità raddoppia

il monte, ch'or più bello

di verde erbetta si fa lieta vesta;

ogni selvaggio ha festa

che 'n voi dolcezza prende;

il bel vicino fiume

con leggiadro costume

d'un più dolce liquor gonfiato scende,

e in questi lieti chiostri

altro non s'ode che i bei nomi vostri.

Alma, diletta sposa,

come il tuo viso chiaro

disïoso timor sì presto adombra?

Non star sì lagrimosa,

che diman ti fia caro

colui ch'or di paura il cor t'ingombra.

Godi la felice ombra

di sì beata notte,

ché presto sarai madre

con quel novello padre,

né mai vi fien d'amor le leggi rotte,

ch'i cieli, a voi non sordi,

lungamente vi fan lieti e concordi.

Canzon, fa' che per te questo si dica:

là dove Invidia tace

Vespasïan con Ciscarina giace.